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oltre il giardino

 
 

 

 
 

 

La rivista di Architettura "Lo Squaderno. Explorations in space and society" ospita un articolo sul Parco Ventaglieri

 
 

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di Sergio Bizzarro e Grazia Pagetta  - A Napoli esistono parchi pubblici caratterizzati da una vasta estensione di verde “storico” come la Villa Comunale, il Parco di Capodimonte o il Virgiliano, molto frequentati soprattutto nei giorni di festa. In quartieri più densamente abitati e con un alto bisogno di verde, sono presenti poi alcuni giardini e piccoli parchi dove sarebbe possibile una frequentazione quotidiana da parte della popolazione del posto, ma spesso mancano di custodia, non se ne cura la pulizia o sono addirittura chiusi (o in perenne rischio di chiusura).

L’Amministrazione Comunale ha investito negli scorsi anni parecchi soldi nella realizzazione di parchi, senza riuscire oggi a garantirne la manutenzione ordinaria e il funzionamento quotidiano, a causa della forte riduzione dei fondi erogati agli enti locali. Non riuscendo a curarne la gestione e considerandoli soprattutto un problema di ordine e sicurezza, a volte non sa fare di meglio che recintarli, rimandandone l’apertura o ipotizzando possibili comodati d’uso ad associazioni. In questo modo lascia di fatto aperto un pericolosissimo varco ad usi alternativi a quello pubblico.

Come in tante città europee anche a Napoli sono nati gruppi di cittadini e comitati che rivendicano una maggiore quantità e qualità di spazi comuni per rendere la città più vivibile, cercando di prevenire chiusure o “privatizzazioni” e organizzandosi per restituire quegli spazi negati all’uso pubblico: questo è accaduto per i parchi Ventaglieri, San Gennaro e Lo Spicchio e per i giardini di S.Severino e Sossio e di S.Chiara.

La storia politica del Parco Ventaglieri inizia un giorno di agosto del 1995, a Montesanto, quartiere fittamente edificato a ridosso del centro antico, congestionato dalla presenza di auto e attrezzature urbane, ma privo di spazi aperti e collettivi. Qui un gruppo di attivisti e giovani del quartiere, decidono di occupare una palazzina interna al perimetro del parco e di farne il centro sociale DAMM (Diego Armando Maradona Montesanto), un’isola di felicità per tutto il quartiere ma in particolare dedicata ai bambini, in cui la pratica sociale di convivenza tra diversità e l’autogestione sono considerate azione politica.

Gli occupanti rompono i cancelli che tengono chiuso un parco costruito con i fondi della ricostruzione per il terremoto del 1980 e poi, come spesso capita, negato alla comunità. Tutti insieme cominciano a prendersi cura del posto, fino ad allora considerato “terra selvaggia” per pochi avventurosi (bambini e tossici): i bambini del quartiere finalmente possono abitare uno spazio dove giocare liberamente. Le attività del centro sociale, spettacoli, concerti e laboratori aprono di fatto il parco alla città.

Con il tempo si uniscono al Damm altre associazioni ambientaliste e di “cittadinanza attiva” che condividono la stessa battaglia per valorizzare il parco e per promuovere pratiche di partecipazione dal basso. La pratica dell’autogestione prova a risolvere, con soluzioni di volta in volta sempre nuove, il problema di quegli spazi quantizzati come standard e destinati a soggetti astratti che nulla hanno a che fare con i reali frequentatori di un luogo.

Nel novembre 2005, gruppi, associazioni e singoli cittadini si ritrovano intorno all’idea-progetto di Parco Sociale, e danno vita al Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri: l’idea nasce proprio dalla precisa determinazione di “prendersi cura”, insieme, delle persone e dei luoghi, attraverso la “promozione delle fondamentali e positive relazioni sociali” (come viene scritto nel Documento fondativo). Il Parco Ventaglieri, secondo le intenzioni dei promotori, deve diventare luogo di incontro e di sperimentazione per persone non considerate né nella loro veste di utenti di un servizio, né di membri privilegiati di una community, né tantomeno di consumatori acritici. Il parco diventa un Parco Sociale, il luogo della mixitè sociale, culturale e generazionale anche, in cui costruire nuovi legami di amicizia e di vita; uno “spazio pubblico” appunto, e non soltanto per il suo assetto proprietario, ma perché in quella sede viene proposto un nuovo modo di concepire e costruire i luoghi della città, in cui l’abitante del luogo diventa un soggetto attivo che esprime e fa valere il diritto alla città, il diritto non solo a fruire dei servizi che la città offre, ma soprattutto “a partecipare al governo della città, ad esprimere, orientare, verificare, correggere le azioni di chi è preposto all’amministrazione ed i loro risultati” (Edoardo Salzano_La città bene comune)..

Il Parco Ventaglieri in questi anni è diventato il luogo in cui si convocano periodicamente assemblee pubbliche aperte a tutta la cittadinanza, per discutere sui problemi del quartiere e della città (rifiuti, trasporti, violenza sulle donne, regolamento dei parchi cittadini); dove si tengono a cadenza mensile le “Piazze dell’economia solidale” in cui, oltre a vendersi prodotti biologici a km.Zero, si organizzano gruppi di acquisto solidale (Gas), si discute di consumo critico e di possibili modi alternativi di concepire lo sviluppo e i rapporti economici. Durante l’anno si organizzano feste, spettacoli teatrali per bambini, concerti, readings di poesia, laboratori e parate di Carnevale e gruppi di mamme vivono in modo condiviso e allargato la propria genitorialità, organizzando laboratori e momenti di intrattenimento per tutti i bambini che frequentano il parco. I bambini delle “Educative territoriali” condividono con tutti gli altri giochi, laboratori e educatori.

Dati questi obiettivi, anche il rapporto di collaborazione e di scambio con l’Amministrazione comunale è ritenuto necessario e prezioso per costruire una reale gestione partecipata del parco. Il Comune sembra recepire questa istanza con un Decreto Sindacale (n.2777 del 18/04/2006) che istituisce il “Comitato per il Coordinamento delle attività per l’utilizzo e la fruizione del complesso del Parco Ventaglieri”. Il comitato tiene insieme l’Assessorato all'Ambiente, il Presidente della II Municipalità, tutti i servizi e società che hanno competenze nella gestione e nella manutenzione del Parco e dal “Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri, con il comune obiettivo di integrare la gestione dei luoghi con le attività sociali e culturali che vi si svolgono. Il tentativo ha però breve durata: l’esperimento deve fare i conti con le consuetudini culturali e comportamentali delle Istituzioni e dei ceti politici che governano la città che spesso, pur affermandone a parole la necessità, all'atto pratico non sempre riescono a rendere l'Amministrazione qualcosa di “aperto”, raccogliendo le esperienze locali, i bisogni particolari, le pratiche culturali e sociali provenienti dagli attori locali.

Con il passaggio della gestione dei piccoli parchi urbani alle Municipalità, il Coordinamento entra in rapporto con la Seconda Municipalità, proponendo l’uso creativo del parco anche attraverso azioni di trasformazione partecipata degli spazi. La Seconda Municipalità risponde positivamente a questa sollecitazione e, con un piccolo contributo economico, sostiene un laboratorio sperimentale di progettazione partecipata e autocostruzione di due giochi per bambini installati poi in due aiuole nel parco. Questa volta, su un obiettivo più specifico e concreto, si riesce a portare a casa un risultato: forse per la prima volta si viene a creare una collaborazione creativa tra gruppi di cittadini organizzati e servizi dell’amministrazione comunale, necessaria per motivi burocratici e allo stesso tempo preziosa per uno scambio attivo di saperi e conoscenze.

Ma anche il rapporto con la Seconda Municipalità dopo un po' entra in crisi su temi più “teorici” riguardanti il futuro assetto gestionale del parco. Dopo l’ennesimo periodo di cantierizzazione del parco, non del tutto ancora terminato, la Municipalità manifesta con convinzione la possibilità di affidare ad associazioni del privato sociale la gestione delle attività di alcuni spazi del parco, come l’anfiteatro e il campetto di pallone. Questa prospettiva, dopo anni di esperimenti di partecipazione e confronto, genera ancora frustrazione per la riprova dell’impossibilità di “educare” l’amministrazione alle pratiche partecipative, ma nello stesso tempo alimenta un pensiero positivo nella convinzione di poter condurre una nuova battaglia in difesa degli spazi pubblici, questa volta più forti e numerosi, a partire dalla rete dei soggetti che nel tempo è stata costruita.

In tutti questi anni il Parco Ventaglieri è stato il teatro di una dialettica spesso polemica e mai pacificata tra Amministrazione e gruppi di cittadini. L'Amministrazione, nelle sue varie forme, solo in determinate circostanze è riuscita a cogliere il carattere innovativo delle esperienze di protagonismo dal basso che si andavano sperimentando. Probabilmente alla base dei tanti momenti di incomprensione e conflitto c'è stata proprio la diversa concezione di Politica e di Pubblico di cui ciascun attore si è fatto portatore. Partiti e amministrazioni pubbliche invece spesso confondono lo spazio del pubblico con quello dello Stato e il più delle volte sono pronti a ridurre la pratica quotidiana della Politica con le ragioni del Politico, ossia con le tecniche di governo interne alle logiche istituzionali, dimenticando la ricchezza delle forme di vita prodotte e delle pratiche culturali e sociali sperimentate sul territorio.

Si renderanno conto prima o poi che la politica a venire, se ci sarà ancora un futuro per la politica, non potrà in alcun modo prescindere da queste?

 
     

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