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parco a responsabilità partecipata

 
 

 

 
 

 

Alcune imprecisioni presenti in un articolo del Corriere del Mezzogiorno sul Parco Ventaglieri

 

 

 

Abbiamo molto apprezzato l'attenzione prestata dall'articolo di Angela Marino, pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno dello scorso 6 aprile, a quanto sta avvenendo nel Parco Ventaglieri di Napoli. Vorremmo, per completezza informativa, precisare alcuni punti senza i quali si può correre il rischio di fraintendere la precisa portata politica dell'esperimento in corso.

Dal 2005 il Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri si batte per una gestione del parco a responsabilità partecipata e condivisa, tra Istituzioni e cittadini. Questa scelta è in netta controtendenza con le pratiche di sussidiarietà che negli ultimi tempi stanno prendendo il sopravvento nella gestione degli spazi pubblici, sempre più spesso affidati direttamente ad associazione e a privati, con una completa deresponsabilizzazione dell'ente pubblico preposto al loro funzionamento. Diversamente noi crediamo che negli spazi pubblici i cittadini debbano poter svolgere una funzione di programmazione di attività sociali, culturali, ludiche e sportive, come da anni andiamo facendo al Parco Ventaglieri, nonché di controllo e di stimolo all'azione dell'ente pubblico, lasciando che sia questi però a garantire i servizi necessari al funzionamento delle strutture (guardania e custodia, manutenzione, pulizia, giardinaggio, ecc..).

Il nuovo Regolamento del parco, cui fa riferimento l’articolo, è stato elaborato all’interno di assemblee e di laboratori con cittadini, comitati e bambini del quartiere, con l’obiettivo di superare il regolamento comunale vigente in tutti i parchi urbani e di proporsi come espressione specifica del luogo e delle regole di convivenza che in esso si sono nel tempo consolidate. Lo scorso 26 marzo, è stato finalmente approvato con un decreto dal Presidente della Seconda Municipalità, Francesco Chirico. Il nuovo Regolamento prevede anche la convocazione periodica di un tavolo di gestione del parco con la presenza di giardinieri, custodi, municipalità, associazioni e cittadini che si assumeranno, ciascuna per la propria parte, la responsabilità della gestione dello spazio verde.

In questo caso, dunque, nessun “bene comune” gestito direttamente dai cittadini, come declinava erroneamente il titolo del pezzo, e nessuna presa in carico da parte della comunità locale della guardiania e della manutenzione degli spazi, come - sempre erroneamente - riportava un passaggio dell'articolo, ma semplice apertura di un processo partecipativo, per il momento soltanto all'inizio, il cui esito andremo a verificare con puntualità nei prossimi mesi: l'esperienza di questi anni infatti ci insegna come, soprattutto in una città come Napoli, la difficoltà maggiore resti sempre quella del difficile passaggio dai proponimenti alle concrete realizzazioni.

 

 
     
   

 

 
     
     

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