LA REPLICA DEL PRESIDENTE DELLA II MUNICIPALITA' ALBERTO PATRUNO SUL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
Pronta, oggi, la replica da parte del presidente della II Municipalità Alberto Patruno: «Tengo a precisare che i lavori di riqualificazione del parco Ventaglieri sono stati organizzati per varie fasi (quattro) di lavoro; ciò al fine di non chiudere completamente la struttura all'uso pubblico e contemporaneamente dare la possibilità all'impresa esecutrice di eseguire le lavorazioni previste rispettando le vigenti normative in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro».
Ha aggiunto Patruno: «La prima fase di lavoro (in corrispondenza della parte più alta del parco) è stata già ultimata e quindi riconsegnata alla municipalità e riaperta all'uso pubblico. Considerato che durante la prima fase di lavoro la recinzione posta a delimitazione delle zone interessate ai lavori è stata più volte vandalizzata da ignoti, il direttore dei lavori, nonchè coordinatore per la sicurezza, ha ritenuto opportuno (ed io ritengo necessario) realizzare, per la delimitazione delle aree interessate alla altre fasi di lavorazione, una delimitazione di cantiere "a prova di vandali", mediante una recinzione in ferro che peraltro garantisce una maggiore sicurezza ai cittadini che fruiscono del parco»
L'inferriata apposta in Parco Ventaglieri, ha concluso Patruno, «è una struttura provvisoria tesa a delimitare le aree nelle quali i lavori sono stati ultimati da quelle in cui i lavori devono ancora essere eseguiti».
LA NOSTRA CONTROREPLICA A FIRMA DI SERGIO BIZZARRO
Caro Alberto,
la storia del Parco Ventaglieri è una storia di continue “emergenze” cui, in questi anni, si è cercato di dare soluzione esclusivamente attraverso la continua “cantierizzazione” e recinzione degli spazi verdi. Queste “emergenze”, essendo poi giudicate dalle Istituzioni mai totalmente risolte, hanno creato “situazioni di fatto”che hanno determinato la chiusura alla cittadinanza di spazi importanti di verde pubblico, rendendo permanente e definitivo quello che doveva essere in origine soltanto provvisorio. Caso eclatante è quello dell'anfiteatro della parte alta del parco, che è stato giudicato dal giornalista di Repubblica, Curzio Maltese “uno dei luoghi più magici della città” (Curzio Maltese: "I padroni delle città" Feltrinelli 2007 pag.70):... anfiteatro chiuso da anni, sottratto così alla gente del luogo che, paradossalmente, spesso non conosce nemmeno l'esistenza di uno dei luoghi più suggestivi di Napoli e del proprio quartiere. Tu dici, nella lettera, che quella parte del parco sarebbe stato di recente “riaperto all'uso pubblico”, cosa che a me, per inciso, non risulta, essendo il cancello che dà accesso all'anfiteatro sempre chiuso e, da ieri, reso ancor più inaccessibile dalla presenza della seconda cancellata, anch'essa rigorosamente chiusa; … a meno che tu non consideri “uso pubblico” l'attività che attualmente alcune associazioni “private” stanno meritoriamente svolgendo in quella sede.
Non ti nascondo poi che stupisce alquanto apprendere come, per risolvere problemi di vandalismo da parte di qualche ragazzino, si alzino costosi cancelli e non si ricorra a strumenti più usuali, come un servizio di vigilanza del cantiere o la richiesta di attivazione di qualche servizio sociale, per un indolore intervento “dissuasivo” sul ragazzino (o sui ragazzini) in questione. Anche io sono rimasto molto amareggiato dal fatto che, nel corso della riunione che si è tenuta lunedì 5 luglio in Municipalità con il Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri, non ci abbia parlato della decisione di alzare il cancello, comunicato alla Ditta GE.CO il 1 luglio u.s., com'era naturale che accadesse in un confronto pubblico che tra i vari punti di discussione aveva proprio lo “stato di avanzamento dei lavori”. Perchè non informarci di una decisione dagli evidenti tratti di discutibilità? Perchè non sentire prima il parere delle associazioni presenti in quella sede?
La preoccupazione del Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri per quello che sta avvenendo nell'area verde resta alta anche per lo scenario futuro che durante quella riunione hai prefigurato: definitiva chiusura della parte alta ed eventuale comodato d'uso ad un'associazione che ne gestirebbe di fatto lo spazio. Come ti abbiamo detto nel corso di quella riunione noi giudichiamo una simile ipotesi come un grave attacco agli spazi pubblici cittadini, che non va assolutamente incontro al bisogno di verde presente nel centro storico cittadino.
Tu per il momento assicuri che quei cancelli verranno prontamente rimossi alla fine dei lavori...e non posso che credere alla tua parola. Ma, data la storia pregressa e l'infinita durata dei cantieri napoletani, non vorrei che eventuali altri amministratori, nella prossima consiliatura, in nome della “solita” emergenza (mancanza di guardiania..., la bravata di qualche nuovo vandalo,... ecc), rendano permanente ciò che nelle tue intenzioni deve restare solo provvisorio.
Il fatto che si crei allarme per l'improvvisa comparsa di una nuova recinzione non ti deve perciò stupire, né ti deve infastidire il “protagonismo” di quelle reti di cittadinanza, autonome e non servilmente prone alle decisioni del “Principe”, che sono interessate agli spazi verdi del loro quartiere e al loro uso pubblico, preoccupate di evitare che accada di nuovo quello che in passato è accaduto già più volte. Vorrei che, con una dose maggiore di modestia intellettuale, superando magari i soliti stereotipi del politico di professione, che si mostra sempre un po' infastidito da chi disturba la sua “eccellente” navigazione, ti convincessi che talvolta una sana dialettica è un elemento di ricchezza della vita civile, e che nel gioco della democrazia è contemplato che qualche volta si può essere d'accordo, qualche altra no.
CAMPETTO DI PALLAVOLO (Detournement )
L'inutilità dell'ennesima recinzione si evince da questa foto: i ragazzi utilizzano la nuova cancellata, che avrebbe dovuto proteggere la parte del parco già ristrutturato dai "vandali", come rete di un campetto di pallavolo, dando ancora una volta ragione ad Alfred Sohn Rethel che nel suo articolo dedicato a Napoli del 1926 "La filosofia del rotto", scriveva: “In questa città, gli strumenti della tecnica ... finiscono per assolvere le funzioni più semplici, per le quali non furono concepite. Completamente trasformati loro malgrado, risultano invece inefficaci per le loro finalità originarie”.

