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il mio parco

 
 

 

 
 

 

Consueta somministrazione di un questionario sul parco (come lo vorremmo) a cura dei LET Fabozzi

 

 

Festa di Primavera 2011

Sabato 7 maggio 2011 tanti giochi e discussione pubblica sui parchi napoletani con comitati e associazioni cittadine

Verso un regolamento condiviso dei parchi pubblici

Una proposta del Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri (Maggio 2011)

E' possibile una gestione condivisa e partecipata degli spazi pubblici?

Il 16 aprile 2011 il Coordinamento organizza un dibattito con i comitati cittadini

 

 

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di Luisa Amalfi - Anche quest’anno, nel corso della “Festa di Primavera” tenutasi al Parco Ventaglieri, si è voluto insistere sulla necessità di essere cittadini attivi e partecipi dell’organizzazione e della gestione degli spazi pubblici. Da qui la strutturazione di un questionario “borderline” che ha voluto indurre la comunità locale a definire il suo “essere nel parco”, proponendo input fortemente circoscritti, proiettati ora in una dimensione realistica, ora in una dimensione ideale, sempre centrati su un imperativo assoluto: è il mio parco.

Ci deve essere: è, questo, un input che vuole esortare la “richiesta” e la “protesta”. Da esso emerge forte il desiderio di disporre di uno spazio più attrezzato, dove non manchino giochi per bambini, panchine, punti di ristoro, tavolini, servizi igienici, e dove possa essere ripristinato, se non migliorato, quanto già presente in esso: il campo di calcetto, le scale mobili, l’ascensore. Forte è anche la richiesta di pulizia e di sicurezza, di maggiore organizzazione e manutenzione. Emerge, inoltre, il desiderio di uno spazio più verde, ricco di alberi e fiori, dov’è possibile stabilire un contatto più forte con la natura, come giocare col terreno e con la sabbia. Di grande interesse è notare come alle risposte più attese (“giostre per bambini”, “campo di calcio e di basket”, “cestini”, “tavolini”, “panche”, “bar”, “sorveglianza”, “si deve aprire anche quel cancello perché c’è un parco bellissimo”…) se ne siano affiancate altre più inusuali, che portano in sé la componente ideale (“una piscina”, “più prato”, “piante di pomodori”, “una casetta sull’albero”, “un albero di soldi”, “compostiere”…) e sociale (“un tavolo con le panche per cenare tutti insieme”, “un punto di ritrovo per i ragazzi”, “armonia”, “sempre aperto”,… ) del parco.

Mi piace fare: anche in questo input, la dimensione si sposta continuamente dal reale all’ideale, dove il parco viene inteso quale luogo di riposo e di gioco, dove è lecito, o dovrebbe esserlo, “rincorrersi”, “giocare a palla”, “fare i gavettoni”, “rotolarsi nel terreno”, ma anche “leggere un libro”, “studiare” e “prendere il sole”. Anche in questo item emerge la forte connotazione sociale del parco (mi piace “fare picnic”, “mangiare con gli altri”, “incontrare gli amici”, “fare amicizia”, “seguire le iniziative che si fanno”, “tanta confusione con i miei amici”, “fare teatro con le mie amiche”), che si configura anche quale luogo di crescita e spazio di possibilità (mi piace “strappare i pomodori dalle piante e mangiarli”, “laboratori di ceramica”, “corsi di danza e giardinaggio”, “piantare fiori”, “attività di gioco e di apprendimento”, “vedere spettacoli”, “essere liberi”).

Mi piace trovare: in tale item, l’immagine che viene proiettata è quasi esclusiva: il parco è un luogo di socializzazione, dove, a prescindere dall’età, ci si aspetta di incontrare “amici”, “tanti bambini che giocano con me”, “tanta gente contenta”, “gente educata”, “i bambini del quartiere, i cani coi padroni”, “nuovi amici”, “gente che sta bene nel parco”, “molto divertimento”, “altre persone che si godono la città”, “altre mamme con i bambini”. Anche tale input, però, apre a campi di possibilità che rinviano ad aspettative precedentemente espresse: mi piace trovare “prati più puliti”, “bancarelle”, “un’organizzazione”,“tavolini per sederci con decenza”, “tutto per non far mancare niente a chi lo vive, perché i ragazzi non dovrebbero aver bisogno di uscire dal parco”, “più fiori, alberi e alberi da frutta”, “palloni”, “giostre”, “insetti”, “animali”, “nidi di uccelli”.

Sto attento a: con questo item si voleva indagare sulla premura che accompagna l’utilizzo del parco; le risposte hanno, però, spesso assunto la valenza di spazio di attenzione verso se stessi, evidenziando lo scarso senso di sicurezza e tranquillità che condiziona la vita in esso. Tra le risposte più frequenti, emerge attenzione verso il verde pubblico, che si vuole curato e pulito (sto attento a: “non sporcare e a non lasciare rifiuti”; “a non rompere i fiori e le piante, “a non portare il cane”, “a non alzare la polvere”, “a rispettare la natura”); molto discreta, invece, la sensibilità verso gli elementi strutturali del parco ( “a non rompere i giochi, se ci sono”, “a non rompere i mattoni”, “a vedere che funzioni tutto bene e che sia protetto”, “a non farlo distruggere”, “alle “ferriate” rotte”) e verso il rispetto degli altri (“non fare rumori molesti”, “a raccogliere i rifiuti del mio cane”, “a non infastidire gli altri”); accentuata l’attenzione verso il proprio stato di sicurezza: particolarmente temuto è l’incontro di “drogati”, “persone che bevono”, “sconosciuti”, ”ladri”, “gente maleducata”; per maggiore tutela, c’è chi sta attento “a vedere l’ora in cui vado”, “alle sporgenze”, “a non cadere”, “a non farmi male”, “a non cadere nelle bottiglie di vetro”, “alle scale”, “alle siringhe”, “a non allontanarmi”, “a non perdermi”; molto ricorrente anche l’attenzione “alle cacche dei cani”, “alle spine” e“alle piante pericolose”.

Mi è piaciuto molto quando: è, questo, un item che intende velatamente indagare sulla risposta “emotiva” della comunità agli eventi organizzati nel parco, non privando, nel contempo, di spazio alla rievocazione di momenti più spontanei e destrutturati. I momenti di festa ed animazione sono quelli più invocati, sia nelle loro fasi più impegnative che in quelle più ricreative (mi è piaciuto molto quando “eravamo in tanti”, “ci sono stati spettacoli per i bambini”, “si organizzano feste e attività”, “il mercatino”, “abbiamo fatto i laboratori”, “abbiamo fatto il saggio”, “abbiamo lavorato tutti insieme per il carnevale”, abbiamo fatto la festa di primavera”, “un incontro di favole”…). Con grande forza ed insistenza è emersa la voce dei bambini e dei ragazzi per i quali il parco ha sempre rappresentato l’unico luogo sicuro nel quale vivere la propria passione: il gioco del calcio; risposte quali “abbiamo giocato a pallone”, “abbiamo fatto la partita tutti insieme”, “la seconda volta che hanno ristrutturato il campetto” rievocano tempi, ormai, non più vicini in cui il parco poteva essere vissuto in assoluta libertà, quando “si poteva giocare a calcio”. Tale ricordo si contrappone ad un’immagine del presente che viene espresso con più amarezza: “non ci vado mai perché non c’è niente da fare”.

 
 
     

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