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il racconto del carnevale 2012

 
 

 

 
 

 

Un racconto di Loto Montina sulla forza di rovesciare il mondo

 
 

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Come avvenne che i folli trovarono la forza di rovesciare il mondo e di battersi contro il Leviatano

di Lotus (Loto Montina)

21 febbraio 2012, l'evento da tutti atteso stava per avere luogo.

Fin dall'alba le diverse tribù dei folli si erano riunite per ultimare i preparativi: i rovesciati, i televisivi, i brasiliani, i mariannidi e poi gli scalmanati, i nanetti, gli asini volanti, i carrarmati e via dicendo erano ormai pronti per l'ultimo atto della grande guerra contro il Leviatano. E non vi erano solo le tribù: vi erano i gruppi più piccoli e senza nome e i folli rejetti, quelli che normalmente non si univano ad altri, ma che quel giorno avrebbero dato un contributo determinante alla parata e alla guerra finale.

A partire dall'autunno un oscura ombra di tristezza e paura si era fatta largo tra i folli il cui progetto, da tempo immemore, era quello di rovesciare il mondo. Le giornate si erano all'improvviso iniziate ad accorciare e l'oscurità avanzava, con essa la paura, la miseria e la guerra. I folli, da principio incapaci di reagire, cominciarono a non uscire più di casa, a temere che stesse giungendo l'ora nella quale sarebbero stati sconfitti dall'oscurità.

Ma, visto che le cose cambiano sempre, un bel giorno poi ribatezzato il giorno del Sole Invictus - il 25 dicembre -, senza apparente spiegazione, le giornate riiniziarono ad allungarsi. I folli erano allora tutti rinchiusi nelle case, e la loro attività principale era quella di mangiare quantità incredibili di cibo: era il loro modo di prepararsi all'oscurità e a quell'epoca erano talmente tristi da mangiare talmente tanto cibo che se uno straniero si fosse avviato tra i vicoli della città e, per caso, avesse incontrato uno dei pochissimi che ancora osava avventurarsi per le strade (per lo più per spostarsi da una mangiata ad un'altra), avrebbe notato come il suo stomaco appariva dilatato in maniera deforme, i suoi passi lenti e le sue reazioni totalmente sonnecchiose ed oziose. Fu proprio quel giorno che capirono che le tenebre potevano essere sconfitte. Un nuovo coraggio cominciò ad animarli, iniziarono improvvisamente ad organizzarsi e ad armarsi in maniera febbrile e, in pochi giorni - esattamente il 31 dicembre - erano già pronti a scatenare il loro primo assalto per rovesciare il mondo.

Le loro bombe-scaccia-paura cominciarono, fin dalla mattina, ad esplodere per le strade, mentre i razzi-di-colore-luminoso fendevano il cielo. Alla mezzanotte in punto, incredibilmente organizzati e puntuali (si stupirono anche loro di tanta precisione), iniziarono tutti insieme a bombardare la notte oscura. Il loro nemico era il perfido Anno Vecchio, la lotta fu così intensa che, dal golfo di fronte alla città o dal vulcano che la sovrastava o anche dai tetti dei palazzi più alti, era possibile vedere la marea di luci, colori e boati esplosi dai folli illuminare la città intera di mille colori.

Finalmente, intorno alle 7.40 del primo gennaio, il sole sorse luminoso. La battaglia era finita, il perfido Anno Vecchio era sconfitto!

Ma il peggio doveva ancora venire.

Il perfido Anno Vecchio era, in realtà, solo un servitore del terribile Leviatano, l'incarnazione di ogni male. Sconfitto il suo sottoposto, il Leviatano montò su tutte le furie e dichiarò guerra ai folli. Le giornate che seguirono furono terribili: il Leviatano sguinzagliò tutti i suoi più abbietti alleati: il potere, gli assassini, la corruzione, il crimine, la malattia, lo sfruttamento, la miseria, l'oppressione, la violenza, l'inquinamento, la guerra... e altri esseri ancora più brutti e puzzolenti iniziarono ad attaccare e a spaventare i folli. Furono giornate molto tristi, ma i folli, ritrovato l'antico coraggio, non si arresero: la guerra contro il Leviatano era già iniziata.

Fin dai primi giorni successivi alla sconfitta del perfido Anno Vecchio i folli avevano iniziato a riunirsi e a parlare tra di loro per cercare di capire come avrebbero potuto organizzarsi al fine di affrontare una guerra ben più temibile di quella condotta contro il perfido Anno Vecchio. Riuscirono alla fine ad escogitare un piano segreto.

Il 21 febbraio, che chiamarono martedì grasso auspicando di festeggiare la vittoria con sontuosi banchetti (come si sa amavano mangiare), avrebbero sferrato il loro attacco finale. Dovevano prepararsi. Erano forti, con la luce che scaldava i loro folli animi, delle giornate che continuavano ad allungarsi, ma erano spaventati perché il Leviatano, nonostante il perfido Anno Vecchio fosse stato sconfitto, stava già raccogliendo nuovi alleati, facendosi di giorno in giorno più aggressivo e potente.

Sabato 14 gennaio 2012 ci fu il primo laboratorio di preparazione alla festa di guerra (anche detta la festa dei folli) che si sarebbe tenuta, come già detto, il 21 febbraio. I folli si radunarono in piazzetta Olivella ed iniziarono a costruire le loro mattissime armi: i silenziatori tamburosi, le maschere alla rovescia, i travestimenti al contrario, gli scherzi ribaltati, le scenografie invertite, i terribili carri da armonia e tutte le attrezzature di cui avevano bisogno per rovesciare il mondo e arrivare così alla battaglia finale. Presto i punti nei quali la festa dei folli si preparava furono decine, in ogni angolo della città vi erano gruppi di folli che si preparavano: il loro quartier generale era la ex chiesa delle scalze (un gruppo di antiche folli che andavano in giro con cappelli fatti di scarpe) dove dimorava la loro dea protettrice: Marianna, ma vi erano altri innumerevoli punti di ritrovo clandestini come la sede di Obiettivo Napoli vicino alla stazione, il centro Assistenza e Territorio nei Quartieri Spagnoli, il DAMM, la Fondazione Fabozzi a piazza Mazzini solo per elencarne alcuni, e poi allo 081 e in un numero indicibile di case e di vicoli della città. Dovevano stare attenti. Il nemico era in agguato e avrebbe approfittato di ogni loro minimo passo falso per far fallire i preparativi.

I primi di febbraio il Leviatano si accorse che qualcosa stava accedendo e scatenò una tempesta di freddo, vento e neve come non si era mai vista e che durò due settimane, ma i preparativi non si arrestarono e, alla data fissata, dopo settimane di febbrile lavoro, tutto era pronto.

Il raduno delle tribù era fissato per le ore 14.00, il sole splendeva, i televisivi con i loro elmetti neri sempre precisissimi erano già nel parco Ventaglieri alle 13; dall'altra parte della città, i carrarmati i più agguerriti - erano in cammino. Prima di andare al raduno, sprezzanti del pericolo, sarebbero passati a piazza San Giacomo per lanciare la loro sfida al Leviatano proprio sotto uno dei suoi palazzi. Gli asini volanti, nel frattempo, si stavano radunando a largo San Marcellino. I mariannidi si erano dati appuntamento alle 12 alla ex chiesa delle Scalze per ultimare gli ultimi preparativi, ma prima delle 13.30 non arrivò nessuno di loro. Bisogna sapere che i mariannidi erano noti per essere ritardatari e disorganizzati e, proprio per questo, a loro erano affidati i compiti più delicati e che richiedevano maggiore precisione. I capovolti stavano arrivando dalla loro sede vicino a piazza Garibaldi, erano quelli più colorati e decisi. Al raduno arrivarono presto anche i nanetti (il più alto era bassissimo) con i loro copricapi colorati. Dal cuore dei Quartieri Spagnoli arrivarono gli scostumati, erano elementi difficili da trattare perché volevano sempre tutto per loro, ma nella battaglia finale sarebbero stati preziosissimi. Piano piano la parte alta del parco Ventaglieri si riempì, tutti erano intenti nel prepararsi: un operaia della FollIAT, insieme ad una sorta di Mary Poppins e alcuni altri strani personaggi, dipingevano i segni di guerra sul viso dei folli. Quello più utilizzato era il sacro punto interrogativo che veniva dipinto di blu a partire dal naso fino a ricoprire tutta la fronte. Venivano distribuiti i terribili strumenti musicali stonatissimi che facevano un rumore così terrificante che anche il peggiore nemico sarebbe fuggito a gambe levate! Appena furono varie centinaia ed il mondo cominciava cominciava appena a capovolgersi, all'improvviso, il cielo si rannuvolò: il Leviatano si era accorto di loro e voleva colpirli con la pioggia acida! Il corteo doveva partire, subito, immediatamente o sarebbe stato troppo tardi!

Andiamo!” Iniziò ad urlare un pelatone dei televisivi. “Andiamo!” Ripetè uno dei rovesciati che andava in giro tutto vestito alla rovescia accompagnato da un altro con il trucco per gli occhi sul cranio pelato. “Non possiamo!” Risposero altri: “Mancano i brasiliani!”. I brasiliani arrivavano nuotando a dorso direttamente dal carnevale di Rio passando per l'India e, per questo, erano in ritardo. Ma senza di loro il corteo non poteva partire, erano loro, infatti, che avrebbe garantito il collegamento con l'altro lato del mondo senza il quale rovesciarlo sarebbe stato impossibile. Qualcuno, camminando all'indietro, provò ad andarli a chiamare... “Aspettate...”, “Dobbiamo partire!”,Senza i brasiliani non possiamo rovesciare il mondo!”. Iniziò a serpeggiare la paura: “Verremo dunque sconfitti?”. C'era già chi si levava la maschera e si rassegnava alla vittoria del Leviatano.

All'improvviso si levò un grido: “ECCOLI!”. E giù applausi e capriole. La folla si aprì per farli passare: erano proprio loro! Vestite come a Rio, le ballerine si disposero in mezzo alla piazza mentre gli uomini montavano un gigantesco impianto di amplificazione. Era talmente gigantesco che, quando lo accesero, non uscì nessun suono e così la danza magica del carnevale di Rio ebbe luogo senza musica e fu una danza meravigliosa: la festa dei folli era incominciata! Il mondo si stava inclinando!

Finita la danza un poveraccio convinto di essere un miliardario salì su un muretto e si rivolse alla folla:

Noi siamo il Popolo dei Folli!” (“evviva!, siii...”) “E loro vogliono farci diventare normali” (“buuuuu!!, cacconi!...”) “Ma non ci riusciranno” (“giusto!!”) “perché noi siamo il mondo alla rovescia” (“siiii!”), “Il Leviatano è il male e la normalità che è ancora in noi” (“buuuuu!!”), “Ma noi lo sconfiggeremo! Andiamo a sfidare il Leviatano!” (andiamo!, andiamo!).

E FU IN QUEL MOMENTO, PROPRIO MENTRE IL CORTEO PARTIVA CHE, ALL'IMPROVVISO, IL MONDO SI ROVESCIÒ.

Quella incredibile parata, la più incredibile che si sia mai vista, partì sfilando per le vie della città, a caccia del Leviatano. Era il mondo alla rovescia: vi erano palloni colorati giganteschi al posto delle automobili, folli che attraversavano la strada in canoa, contadini che portavano in groppa il loro asino, poveri ricchissimi, mariti che si accollavano le faccende domestiche, gli uccelli nel mare, i pesci sugli alberi, cacciatori cacciati dalla selvaggina e così via... era l'assurdo, il capovolgimento dei ruoli e di ogni norma sociale.

Attraverso vico Cappuccinelle e salita Pontecorvo, tra gli anziani che si affacciavano e salutavano dai balconi, fanciulle che gettavano gambi di fiori agli eroi in lotta contro il Leviatano e ragazzotti che li scortavano portando i motorini sulle spalle, il corteo arrivò alla ex chiesa delle scalze per invocare la loro protettrice. Marianna 'a capa e Napule.

Marianna, Marianna vieni a noi!”. Le invocazioni continuarono per dei lunghi minuti. Marianna sarebbe apparsa o no? Gli avrebbe dato la sua protezione? All'improvviso il portone della ex chiesa, spalancandosi, emise un boato e tra i fuochi e i fumi, bella e affascinante come non mai apparve Marianna accompagnata dal mastro di cerimonia e dall'uomo con 4 facce. Sulla parte davanti del suo basamento stava l'antica scritta: “Io sono Marianna, di Napoli la testa, affidate a me ogni speranza, paura o jattura che vi appesta”.

I folli si misero a danzare e ballare perché l'apparizione di Marianna era un ottimo segno, proprio come il sangue di san Gennaro quando si scioglie. Tutti iniziarono a chiederle aiuto nella lotta contro il Leviatano, ma ad un tratto iniziò a cadere qualche goccia di pioggia e... ad uno dei cerimonieri che sostenevano la Sacra Testa di Marianna si incendiarono i capelli. Vi furono momenti di panico poi un intenso fumo blu si diffuse per la piazza. Qualcosa di strano e terribile stava per accadere!

Il Leviatano, con una sinistra risata, si materializzò sotto forma di un immenso dragone con la testa verde ed il corpo ricoperto di scaglie colorate: “Chi siete voi che avete osato rovesciare il mondo?”. Il Dragone iniziò a volare sopra le loro teste e loro, con i loro folli strumenti, tentarono invano di scacciarlo. Alla fine scapparono via, giù per discesa Pontecorvo, fino a largo Tarsia, ma, mentre correvano, si resero conto che il Leviatano non era ancora forte abbastanza per attaccarli: Marianna li proteggeva e, fino a che non fossero stati pronti per la battaglia, il dragone non avrebbe potuto fargli alcun male. Li avrebbe però seguiti, si sarebbe mischiato a loro succhiando tutte le negatività e le cose brutte che ancora vivevano tra loro, fino al momento in cui si sarebbe cresciuto così tanto da rompere la protezione ed attaccarli, ma allora anche i folli allora sarebbero stati pronti, in ogni caso quel momento non era ancora giunto. Dovevano, però, correre al più presto ai ripari, avevano bisogno di eleggere il primo papa dei folli, l'unico che avrebbe potuto dare il via alla preparazione della battaglia finale.

Si avviarono giù per salita sant'Antonio a Tarsia e poi girarono a sinistra per via Ventaglieri dove si fermarono davanti ad una grotta detta “il 76”. Era il covo della tribù degli Acratici. Una enorme tristezza si impossessò di loro al pensiero di Capelli di Serpente, un membro di quella tribù che pochi giorni prima era stato fatto prigioniero da due perfide serve del Leviatano: Megistratura e Repressione. Si fermarono un momento e poi si misero ad urlare tutti insieme: avrebbero sconfitto il Male e distrutto così tutte le prigioni dove il Leviatano rinchiudeva i suoi nemici perché, se anche il mondo si era rovesciato, il nemico non era ancora vinto.

Il Leviatano iniziava a farsi più aggressivo, si era nutrito della tristezza che li aveva attraversati in quel momento.

Ripresero la marcia e, finalmente, arrivarono alla loro piazza preferita, piazza Olivella, da dove erano iniziati i laboratori per la costruzione della grande parata e dove si sarebbe svolta la prima elezione del papa dei folli. Il primo papa rappresentava l'inizio della follia nelle nere notti dell'inverno, quando ancora i folli credevano che sarebbe stato impossibile arrestare l'avanzata della notte.

Tre folli della tribù dei nanetti diedero fiato alle trombe che suonarono così forte che tutti dovettero tapparsi le orecchie e allontanarsi, si formò così un grande cerchio intorno a loro. Dopo di che il folle banditore a capasotto ruzzolò in mezzo al cerchio e, in equilibrio sull'orecchio sinistro, disse:

Attenzione, attenzione, attenzione!

Ora del papa dei folli si fa l'elezione.

Sarà scelta la faccia più buffa

state pronti per l'acclamazione!”

Tutti applaudirono sbattendo le mani contro quelle dei vicini, due della tribù dei mariannidi portarono un grande pannello rosso sul quale era stato ricavato un buco, poi i folli fecero una lunga fila e, uno alla volta misero la testa nel buco, facendo delle smorfie fino a che la folla non acclamò il primo papa. Il mastro di cerimonia proferì le solenni parole:

Il popolo dei folli ha emesso il verdetto

sua follezza Bombolone è stato eletto!”.

Papa Bombolone si sedette sul magico trono a rotelle, gli venne messa sul capo la tiara dei folli, tutta dorata e decorata da centinaia di bottoni colorati, il mantello, prese il bastone magico e il suo collo venne cinto dal sacro punto interrogativo d'oro.

Sua follezza Bombolone, leggendo la formula rituale, ordinò:

“Mangio miele con la rapa

e dei matti sono il papa,

volo in cielo insieme ai polli

perché sono il Re dei folli

io che oggi a carnevale

ho un potere senza eguale

voglio che tutti: camminino a capa sotto!”

E così fu.

Il corteo proseguì con tutti i folli a testa in giù mentre una donna d'affari innaffiava di colore ogni cosa che incontrava, arrivarono quindi alla piazzetta della Cumana. Qui li aspettava la tribù degli asini volanti che, oltre ad essere numerosi, avevano il pregio di essere degli ottimi musicisti e, tra di loro, vi era anche il follissimo Pulcinella! In questa piazza avvenne la seconda elezione. Questa volta ad essere incoronato papa, il secondo papa dei folli che rappresentava l'inizio della loro organizzazione, fu Smilzolino. Papa Smilzolino, vestitosi di tutto punto e pronunciando la formula rituale, ordinò che tutti quelli che avevano qualche soldo in tasca lo dessero a chi non ne aveva. E così fu.

Il corteo ripartì, davanti stava un albero con le mani al posto delle foglie e a fianco a lui un folle che, visto che il suo orologio girava alla rovescia, ogni minuto che passava diventava più giovane.

Quando arrivarono a piazza carità, un pazzo con i capelli al posto della barba e la barba al posto dei capelli urlò: “O munno è fernuto sott'n'coppa!”. I folli stavano diventando sempre più potenti, la loro follia stava crescendo, ma anche il Leviatano si era fatto più forte. In questa piazza venne eletto il terzo papa, il papa della dichiarazione di guerra, un papa terribile, ma così terribile che venne eletta una papessa: papessa Marica la bionda... e terribile. Il suo ordine, in preparazione alla guerra fu: “Che tutti siano gattini”. E così fu.

I folli ripartirono portando la terribile Marica sul trono a rotelle ma, quando arrivarono a piazza Monteoliveto, e lì si fermarono per fare i loro canti e balli propiziatori (proprio mentre il folle all'organetto aveva allungato così tanto il suo strumento da non riuscire più a richiuderlo), il Leviatano sferrò un primo attacco a sorpresa mettendosi a sfrecciare in mezzo a loro, travolgendone alcuni, mordendone altri, spaventando altri ancora. I folli dovevano reagire! Resistettero un po' ai suoi attacchi e poi si ritirarono su per calata Trinità Maggiore. Il terrificante Leviatano ormai si era fatto enorme e dalle sue fauci spalancate colava la bava del terrore. Arrivati in piazza del Gesù si riunirono vicino la chiesa di santa Chiara pronti al peggio, ma il Leviatano si era misteriosamente arrestato ed aveva iniziato a girare vorticosamente intorno all'obelisco della piazza, forse aspettava il momento giusto per sferrare il suo attacco o, più probabilmente, stava chiamando a raccolta i suoi perfidi alleati per essere ancora più forte nella battaglia finale.

I folli fecero in fretta e furia l'ultima elezione, l'elezione del papa della guerra. Venne eletto papa Lotissimus Pernacchia.

Proprio mentre il papa veniva incoronato ricevendo lo scettro, e tutti stavano a guardare, alle spalle della folla dei folli si sentì un ruggito agghiacciante e terribile, il Leviatano si stava lanciando all'attacco e non era solo, davanti a lui c'erano alcuni dei suoi alleati più terribili: il telecomando, il carro da guerra, la palla di neve, la monnezza, la camorra e altri ancora che colpivano e schiacciavano chiunque capitava loro a tiro.

Si levarono urla terrorizzate :“Scappiamo!”, “Rifugiamoci dietro il papa dei folli!”, “Correte!”

Il Leviatano avanzò fino a trovarsi con le fauci spalancate ed il fiato puzzolente proprio di fronte al papa: “A morte i folli e il loro papa! A morte il mondo alla rovescia!”.

Al che il papa si alzò: “No! Evviva il mondo alla rovescia!” e tutti dietro ripresero coraggio: “Evviva, Evviva il mondo alla rovescia!”.

Allora il Leviatano ululò: “Voi folli verrete sconfitti! Diventerete normali e sarete dominati dalla paura!” ma il papa, brandendo il suo bastone magico rispose: “Non ci riuscirai! Non ci trasformerai tutti in tuoi schiavi!” E i folli dietro: “Buuuu! Abbasso il Leviatano! Non ci avrai!”, poi il papa, colto da un dubbio folgorante, gli chiese: “Ma tu cosa sei?” e il Leviatano ruggì: “Io sono il Leviatano, rappresento i soldi, il potere, la paura, il buio della notte e riuscirò a sconfiggervi!

Al che il papa pronunciò la formula:

Mangio miele con la rapa

e dei matti sono il papa,

volo in cielo insieme ai polli

perché sono il Re dei folli

io che oggi a carnevale

ho un potere senza eguale

voglio che: il Leviatano venga sconfitto!”

Il Leviatano lanciò un urlo terrificante. “Preparatevi ad essere divorati!”

E FU LA GUERRA PIÙ TOTALE.

I folli usarono tutte le armi che avevano preparato e tra tutte ne avevano alcune potentissime: i dardi magici che lasciavano una coda di colore e colpivano sempre il nemico anche se venivano lanciati alla rovescia (il che era ottimo). Il Leviatano fu costretto ad arretrare. Mentre arretrava i suoi alleati vennero distrutti uno ad uno dalla forza incredibile della follia, accresciuta fino all'ennesima potenza. Dopo una lunga battaglia il Leviatano si ritrovò schiacciato contro il muro della chiesa del Gesù Nuovo, completamente imprigionato dalle code colorate dei dardi magici. Non riusciva più a muoversi, allora lanciò un grido agghiacciante e sbarrò gli occhi. Il papa dei folli si avvicinò e disse: “Ora capisci che il vero pazzo sei tu? Sei tu che vivi alla rovescia, che per vivere uccidi, sfrutti e spaventi i bambini! Cos'hai da dire?

NO! Io voglio il potere! Voi non potete essere liberi!

Allora il papa si rivolse ai folli: “Il Leviatano non si arrende! Io che oggi sono il papa dei folli vi chiedo: volete che il Leviatano viva o muoia?” e tutti scandirono in coro: “MOR-TE!, MOR-TE!, MOR-TE!”.

Appena le voci si attenuarono il papa si rivolse ai folli e pronunciò per l'ultima volta la formula:

Mangio miele con la rapa

e dei matti sono il papa,

volo in cielo insieme ai polli

perché sono il Re dei folli

io che oggi a carnevale

ho un potere senza eguale

voglio che: al Leviatano il capo venga tagliato

e a piazza Banchi Nuovi il suo corpo bruciato!”

E così fu.

Tutti cantavano e ballavano: “Evviva, evviva, il Leviatano è sconfitto!”, presero le spoglie sue e dei suoi alleati e, portandole in trionfo sopra le teste, si avviarono vittoriosi verso la piazza finale. Il papa, con un colpo del suo bastone magico, aprì il portone chiuso del chiostro di santa Chiara e lo attraversarono in gran parata festosa fino ad arrivare a piazza Banchi Nuovi, dove venne acceso un falò così grande che di più grandi non se ne erano mai visti. I resti del male sconfitto vennero bruciati tra grandi festeggiamenti.

I folli fecero un enorme girotondo intorno al fuoco e cantarono e ballarono, a capa sotto, fino al giorno dopo e per tanti e tanti giorni ancora e, forse, sono ancora lì che cantano e ballano e festeggiano. Così si conclude, per ora, la storia dei folli che rovesciarono il mondo, sconfissero il Leviatano e vissero cantando e ballando per lungo, lungo tempo ancora.

Larga la foglia

stretta la via

voi dite la vostra

che io...

vado via.

Grazie a tutti i folli...

Evviva il mondo alla rovescia!

 
     
   

 

 
     
     

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