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"Vivo a Napoli nel quartiere Sanità con Padre Fernando e sto girando molto per la città. La prima cosa che mi colpisce di Napoli e dell'hinterland napoletano è la ricchezza di gruppi, esperienze e iniziative molto belle. A questo si aggiunge la bellezza del popolo napoletano. E' raro trovare un popolo così capace di accoglienza, che sa farti sentire a casa come il popolo napoletano. L'anima di questo popolo è bella.

La seconda e sconcertante osservazione riguarda, però, l'incapacità totale di queste persone di mettersi insieme. Ciò genera la frantumazione totale e l'incapacità di coordinarsi minimamente. E' chiaro che così frantumati non si incide politicamente. Qualcuno diceva: "Napoli è ingessata". Altro che ingessata, non solo è ingessata per varie ragioni, ma ce la ingessiamo anche noi con le nostre mani. Sento che dobbiamo trovare la maniera per metterci insieme"

Quando Ezio della "Scuola di pace", in una delle prime riunioni per la costituzione del C.A.M.e.O., ci ha proposto la lettura di questo passo di un intervento di Alex Zanotelli trascritto nei Quaderni della sua associazione (Giustizia in barca. Il Sud alle porte dell'Occidente. Quaderni della Scuola di pace n.11), tutti abbiamo pensato che senza alcun dubbio la nostra volontà di coordinare l'iniziativa delle nostre associazioni andava in una giusta direzione: quella di "fare rete localmente", proprio come   ci stava indicando il missionario comboniano che ha scelto di vivere nella nostra città  dopo  otto anni trascorsi a Korogocho, una delle infinite baraccopoli di Nairobi.

"Dobbiamo comprendere l'importanza - così continua Alex - di far nascere una società civile organizzata, fatta di gruppi, gruppuscoli, comunità di base, spezzoni di sindacato, cooperative biologiche...tutti pezzi critici del sistema che stanno cercando un'alternativa".

Per Napoli si tratta di una vera e propria urgenza in un momento critico della sua storia, in cui il rinnovamento inaugurato dalle amministrazioni Bassolino sembra essersi fermato e ritornano antiche consuetudini accanto a fenomeni del tutto nuovi e preoccupanti,come un tipo di violenza assolutamente gratuita e senza senso che colpisce  tutti  indiscriminatamente; fenomeni a cui  le Istituzioni non sempre sembrano in grado di dare una risposta adeguata...Tornano così la rassegnazione, l'estraneità e i soliti appelli ad abbandonare Napoli che arrivano magari da quei settori intellettuali che maggiormente dovrebbero invece impegnarsi per il rinnovamento della propria città.

Il C.A.M.e.O. cerca invece di dare, in questa non facile situazione, il suo piccolo contributo alla speranza e all'organizzazione, coltivando l'ambizione che questo processo, teso alla crescita sociale, civile e culturale della nostra città,  possa coinvolgere in futuro altre realtà associative napoletane... anche oltre il quartiere di Montesanto.

Partiamo per il momento mettendo insieme associazioni politico-culturali, ambientaliste, pacifiste, di "cittadinanza attiva",cooperative pedagogico-educative e istituti bio-alimentari, con la sicurezza che in molte battaglie ci troveremo affiancati  dal DAMM (Diego Armando Maradona - Zone multiple autogestite), con cui alcune associazioni promotrici del C.A.M.e.O.  hanno costruito in questi anni un rapporto di collaborazione e di stima.

Partiamo con l'intento di dialogare in modo proficuo, confrontandoci in modo sempre critico e autonomo, con l'attuale Amministrazione cittadina, con la convinzione profonda che  ogni processo di rinnovamento non può aver luogo senza l'apporto  e il contributo decisivo della "società civile" e dei movimenti.

Sergio Bizzarro del Forum Tarsia

 
 
 

 

   

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