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materiali per una storia del parco sociale

 
 

 

 
 

 

 

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Il Parco Ventaglieri - Il Parco fu realizzato all’interno del Programma Straordinario di Edilizia Residenziale, PSER, varato nel 1981 (legge 219/81), nell’operazione di ricostruzione post-sisma, che prevedeva un’ampia operazione di realizzazione di parchi, aree verdi e per lo sport senza precedenti nella storia di Napoli (furono realizzati 17 parchi di quartiere e 3 parchi urbani, tra i quali il Ventaglieri), con l’intenzione di riconnettere questi all’edificato attraverso un sistema integrato di servizi multifunzionali. In questa cornice progettuale nel periodo 1985-1993 furono realizzati a Montesanto i seguenti interventi:

  • demolizioni

  • risanamento e consolidamento del costone

  • recupero di alcuni edifici sia a scopo abitativo che artigianale

  • costruzione dell’edificio scolastico

  • costruzione del parco

  • costruzione dell’edificio scale mobili, all’interno del parco.

Il parco Ventaglieri, concepito come parco – percorso, un parco da percorrere, fu realizzato con la funzione di mettere in relazione zone urbane sia socialmente che economicamente diverse, ovvero il rione dei Ventaglieri, la salita Tarsia ed il C.so Vittorio Emanuele. La tipologia degli interventi realizzati fu in parte suggerita dalla cittadinanza riunita in comitati di quartiere; questa è la prima testimonianza di una comunità coesa e attiva, partner ideale per la costruzione progettuale da parte dell’amministrazione pubblica.

Grazia Pagetta si laurea in Architettura con una tesi dal titolo Il Parco Ventaglieri: valorizzazione delle pratiche di cura di un luogo. Dopo alcuni anni di attività nel centro sociale DAMM, oggi opera attivamente nel parco con il Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri e con il gruppo MAMMAmà.

All’inizio l’intervento sui Ventaglieri prevedeva la realizzazione di una mega attrezzatura per la città, ma la popolazione, organizzata in comitati di quartiere, si ribellò, rivendicando attrezzature principali e primarie; grazie a questo intervento il progetto fu trasformato per realizzare una scuola con una biblioteca per il quartiere, una palestra, che è l’attuale palazzina del DAMM, il verde attrezzato e la palazzina delle scale mobili che doveva contenere laboratori di artigianato. La questione è che non si riusciva a fare il passaggio dall’opera straordinaria alla gestione ordinaria, per cui non si sapeva a chi affidare gli incarichi, come far partire i progetti. Quindi queste strutture rimasero chiuse fino al 1997.

Dopo la costruzione di queste strutture del complesso Ventaglieri, conclusasi nel 1993, la storia del parco si caratterizza per una evidente discontinuità gestionale da parte delle istituzioni. Mentre la scuola, XVI Circolo, inizia a funzionare già dal settembre ’93, le restanti strutture previste, quali la biblioteca, il centro palestre, i laboratori artigianali non vengono neppure realizzate. Il parco diventa oggetto estraneo al quartiere, sconosciuto alla città, rifugio delle minoranze emarginate.

Dall'autogestione del Damm alla gestione partecipata del Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri

“Nel 1995 quando c’è stata l’occupazione del DAMM, i lavori erano finiti dal 1993 già con una serie di strutture funzionanti, come la scuola che si trova nella parte bassa del parco. Nonostante questo il parco era un cantiere, un recinto di lamiere a cui non si poteva accedere, e per questo rimaneva un luogo marginale e di emarginati, utilizzato dai tossici, per lo spaccio, per creare nascondigli di armi negli anfratti, questo era l’uso. L’occupazione è stata fatta da persone che vivevano a Montesanto, che vedevano in questo posto un’opportunità negata, perché il progetto di parco con tutte le sue opere annesse e con la condivisione dello stesso con la popolazione, una volta realizzato non fu messo a gestione, e quindi anche le strutture terminate hanno subito un processo di degrado perché non utilizzate.” (Grazia Pagetta)

Nel ’95 con l’occupazione da parte del DAMM – Zone Multiple Autogestite, della palazzina destinata dal PSER a centro palestre ma non gestita in tale senso, si avvia l’attività del centro sociale con l’intenzione di modificare lo stato di abbandono attraverso interventi di tipo sociale, culturale e politico nel quartiere. Questa realtà autogestita è stata attore importante nella gestione e nella cura di questo bellissimo spazio pubblico, sia occupandosi della manutenzione e della pulizia del parco, sia realizzando iniziative di animazione con i bambini del quartiere, di teatro e di musica per la cittadinanza più allargata.

Le attività allestite hanno valorizzato la risorsa parco determinandone il suo valore d’uso, come luogo per le attività quotidiane degli abitanti del posto, ma anche come cornice in cui vengono allestiti eventi occasionali per la cittadinanza napoletana.

“Se oggi il DAMM è solo la palazzina data in comodato d'uso ad un'associazione, allora che tutto il parco era un cantiere, ci si occupava della cura di tutto uno spazio abbandonato, con giorni di pulizia, con l’apertura dei posti, con l’attivazione degli spazi; inoltre tutte le attività che il DAMM realizzava artistiche e teatrali, chiamavano molta gente che questo posto non lo conosceva ma che iniziò a parlarne.” (Grazia Pagetta)

All’inizio del 1997 il Servizio Progetti del Comune di Napoli ultima i lavori nell’edificio delle scale mobili, che insieme al parco vengono inaugurate qualche mese dopo dal Sindaco Bassolino all’interno dell’operazione di recupero avviata per far uscire dal degrado i quartieri del centro storico e delle periferie. Da questo momento le Istituzioni iniziano a occuparsi del parco Ventaglieri attraverso una gestione delle aree verdi e dell’impianto delle scale mobili al suo interno; questa gestione non è una presa in carico complessiva della struttura parco, non comprende interventi di tipo sociale, anteriormente al 2005, ed è caratterizzata da passaggi di consegna tra i diversi servizi comunali, da una manutenzione periodica delle aree verdi e da un funzionamento a singhiozzo dell’impianto delle scale mobili.

Inizialmente il Servizio Gestione Parchi e Giardini rifiuta l’affido del parco Ventaglieri ritenendo che l’area in oggetto non possa considerarsi parco e il Servizio Progetti prende in consegna temporanea il parco e le scale mobili, affidando la gestione e il controllo dell’impianto al 93° Servizio Ufficio Cooperative e Formazione Professionale che impiega i Lavoratori Socialmente Utili. Successivamente, nel 2000, questo incarico viene affidato nuovamente al Servizio Gestione Parchi e Giardini e 5 giardinieri iniziano ad occuparsi, ancora oggi hanno questo incarico, della manutenzione delle aree verdi della parte superiore del parco. Attualmente La struttura resta di pertinenza del Comune di Napoli, Assessorato all’Ambiente, gestita dalla Direzione Centrale Patrimonio e Logistica, Servizio Parchi e Giardini, con il supporto del Servizio Ambiente, che provvede alla manutenzione straordinaria per mezzo di appalti di lavori a ditte esterne fino al 2008, quando passa alla Municipalità (presidente Alberto Patruno).

“Nel 1997 il Comune iniziò ad occuparsene con il presidio dei Lavoratori Socialmente Utili nelle scale mobili che entrarono in funzione, con l’inaugurazione di Bassolino, con il tricolore… era l’inaugurazione delle scale mobili di un parco che però nessun servizio comunale aveva preso in gestione, tranne appunto gli LSU che aprivano e chiudevano il parco. Durante questi primi lavori il DAMM istituì un comitato di controllo dei lavori con l’occhio di chi, vivendo il posto, è in grado di intervenire rispetto all’utilità o meno di certi interventi, ai bisogni e ai problemi della popolazione locale; questa è stata una prima pratica che si è avviata di confronto con l’amministrazione. In qualche modo è quello che si continua a fare anche adesso all’interno del Coordinamento. Nel 1999 insieme al forum Tarsia si creò questo comitato per la riapertura delle scale mobili, che funzionavano a singhiozzo, e nello stesso anno iniziarono le prime riunioni con la Circoscrizione, mentre ai tempi era più difficile relazionarsi con l’assessore.” (Grazia Pagetta).

Nel 2008  il gruppo di mamme che frequenta la palazzina occupata del Damm e che ha dato un notevole contributo alla nascita e allo sviluppo del Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri si costituisce come gruppo autonomo, separandosi dall'esperienza del Damm: il gruppo nasce dal desiderio di condividere l'esperienza della genitorialità uscendo dalla dimensione privata del nucleo familiare e costruendo pratiche di cura allargata dei bambini. Luoghi privilegiati per la relazione, il gioco, l’incontro e la creatività sono gli spazi pubblici, in particolare il parco Ventaglieri, e alcuni spazi autogestiti della città.

Nel 1995 quando c’è stata l’occupazione del DAMM, i lavori erano finiti dal 1993 già con una serie di strutture funzionanti, come la scuola che si trova nella parte alta del parco. Nonostante questo il parco era un cantiere, un recinto di lamiere a cui non si poteva accedere, e per questo rimaneva un luogo marginale e di emarginati, utilizzato dai tossici, per lo spaccio, per creare nascondigli di armi negli anfratti, questo era l’uso. L’occupazione è stata fatta da persone che vivevano a Montesanto, che vedevano in questo posto un’opportunità negata, perché il progetto di parco con tutte le sue opere annesse e con la condivisione dello stesso con la popolazione, una volta realizzato non fu messo a gestione, e quindi anche le strutture terminate hanno subito un processo di degrado perché non utilizzate.” (Grazia Pagetta)

I Laboratori di Educativa Territoriale della Fondazione Fabozzi - All’inizio del 1997 il Servizio Progetti del Comune di Napoli ultima i lavori nell’edificio delle scale mobili, che insieme al parco vengono inaugurate qualche mese dopo dal Sindaco Bassolino all’interno dell’operazione di recupero (Progetto URBAN) avviata per far uscire dal degrado i quartieri del centro storico e delle periferie. Nel Progetto un ruolo di primo piano aveva anche il recupero sociale di queste zone. “Il Comune di Napoli realizzò che le zone di degrado del territorio del Comune, in cui il disagio sociale, (economico, psicologico, territoriale, ecc) attecchiva paurosamente e la devianza in tutte le sue forme (dal lavoro nero al “sistema”) trovava terreno fertile, erano una realtà con cui confrontarsi. In una situazione così esplosiva, non si poteva demandare al volontariato l’unica risposta della società civile. Ecco quindi l’idea di dividere Napoli in 27 zone - lotti prima e (29 oggi), coincidenti in una, parte di una o più circoscrizioni, in cui insediare dei centri educativi post scolastici che si rivolgessero ad un tipo di utenza che fino ad allora avevano avuto come unico riferimento la strada intesa in senso deviante. Non potendo sobbarcarsi i costi di tali centri e del relativo personale impiegato, il comune decide di appaltare in gestione tali Servizi a degli Enti chiamati a partecipare ad una gara d’appalto appunto. A tali Enti, tra i vari requisiti, viene richiesta anche la territorialità, cioè di essere insediati territorialmente nella zona (lotto) in cui gareggiavano per l’affidamento del Servizio. Il compito istituzionale, una volta vinta la gara d’appalto, a cui erano demandati, era, anzi è quello da cui prende il nome del Servizio: Laboratori di Educativa Territoriale (LET). Cioè attraverso attività laboratoriali, intese nel senso più ampio della sua accezione, e cioè da attività strutturate su una sede di riferimento a quelle destrutturate di strada, costruire una relazione con l’utenza, attraverso cui intraprendere un percorso formativo che poteva spaziare dal semplice apprendimento e successiva condivisione di regole minime di convivenza civile a veri e propri percorsi educativi individuali finalizzati alla risoluzione di problematiche “forti” che riguardavano molti di loro.” (Ciro Toriello).

Il Serv LET viene gestito nel quartiere Avvocata dal 2000 dalla Fondazione “Fabozzi”, e dopo il primo anno di strutturazione interna, da una lettura attenta dei bisogni dell’adolescenza del quartiere nascono attività come “Strada facendo” e “Piazziamoci”. “Il territorio sul quale operiamo è un territorio fisicamente disomogeneo, fatto di vari “livelli”, di “sopra e sotto” che spesso costituiscono barriere fisiche e mentali difficilmente superabili per i ragazzi che ci vivono. “Piazziamoci” e “Strada facendo” sono pensati proprio per permettere l’insediamento tra questi vari “livelli”, per raggiungere luoghi dove il bisogno non sempre trova risposte adeguate, per superare ostacoli spesso immaginari, per dare una risposta alle istanze “mute” dei ragazzi di luoghi d’aggregazione meno strutturati, dove meglio riconoscono e si riconoscono. È così che tali luoghi diventano spazi d’integrazione dove gli educatori possono “passare” norme comportamentali minime di convivenza civile e di rispetto degli spazi pubblici. Essendoci pochissime regole, le dinamiche relazionali che si instaurano tra operatori e ragazzi travalica i ruoli vissuti all’interno delle “sedi laboratoriali” e permettono di ascoltare ed accogliere i loro desideri più spontanei” (Luisa Amalfi e Ciro Toriello).

Attraverso quindi attività destrutturate nei luoghi di aggregazione informali quale il Parco Ventaglieri, il Serv LET del Comune di Napoli amplifica la risposta territoriale del compito istituzionale a cui viene demandata.

Il Forum Tarsia - La memoria storica del parco si costituisce anche di una diffusa documentazione della stampa cittadina che testimonia le condizioni di forte degrado che hanno caratterizzato l’area in questi anni, la mancanza di interventi sociali riqualificanti, i problemi irrisolti in termini di saltuario funzionamento dell’impianto delle scale mobili, la mancata sistemazione della parte bassa del parco, i fenomeni di disagio e devianza, con frequenti episodi di spaccio e consumo di stupefacenti, di rapine, di aggressione di passanti da parte di gruppi di adolescenti. Questa rassegna stampa, anni 2004-2005 e 2005-2006, non soltanto testimonia le condizioni di emarginazione sociale del parco, ma anche il coinvolgimento e l’attivazione e della cittadinanza, in particolare del Forum Tarsia, comitato di cittadinanza attiva, nel richiedere e sollecitare una gestione efficiente del luogo. In questo senso gli articoli riportati costituiscono testimonianze importanti sia per comprendere le modalità in cui la società civile si è mobilitata per fare pressione nei confronti dell’amministrazione pubblica rispetto all’attivazione di un luogo pubblico, sia per osservare la volontà comunicativa del nascente CPSV rispetto all’attuale processo di sviluppo che sta contribuendo a realizzare all’interno del parco.

"Il Forum Tarsia è un'associazione di abitanti della zona Tarsia – Pontecorvo – Ventaglieri e delle zone limitrofe che dal 2001 opera nel quartiere Avvocata di Napoli. Si adopera per tutelare le condizioni ambientali e per stimolare attività di carattere sociale e culturale. L'associazione - che si richiama ad analoghe esperienze di “cittadinanza attiva” - si propone di costruire canali di comunicazione e momenti di aggregazione tra gli abitanti del quartiere e cerca di esercitare un'azione di pressione sulle Istituzioni per ottenere una maggiore efficienza nei servizi. Il Forum Tarsia ha organizzato in questi anni momenti particolarmente significativi nella vita del parco: la Festa "Libera il Verde" nel 2002 e soprattutto la mostra didattica "Luci e colori" nell'aprile-maggio 2004, all'interno della struttura delle scale mobili che dura circa un mese riuscendo a coinvolgere scuole, cittadinanza, forze culturali e associative. Nel settembre 2007 ancora una nuova iniziativa organizzata in collaborazione con il Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri e la Fondazione Premio Napoli: "Tre tè ai Ventaglieri" (Sergio Bizzarro).

Il Forum Tarsia ha sempre mostrato interesse alla costruzione di pratiche partecipative e deliberative da affiancare all'azione delle Istituzioni rappresentative. In questa prospettiva ha contribuito alla nascita di alcune “reti di cittadinanza” presenti in questi anni sul territorio napoletano:Cittadini Insieme,  il Cameo che nasce proprio a partire dall'esperienza nel Parco Ventaglieri e naturalmente il  Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri e il Coordinamento Le Scalze di Salita Pontecorvo. Negli ultimi anni è parte  del Distretto di economia solidale “DesNapoli.it”,contribuendo con altre realtà associative all'organizzazione settimanale delle “Piazze dell'economia solidale” che hanno luogo anche nel Parco Ventaglieri.

Il Centro Eta Beta - All’inizio del 2005 viene aperta all’interno della struttura delle scale mobili la sede del Centro Eta Beta, Servizio Giovani del Comune di Napoli. Il fine è la riqualificazione sociale di uno spazio vitale per il quartiere, il parco, una struttura a carattere ambientale e con caratteristiche di strumento di mobilità cittadina che negli anni è rimasto luogo di emarginazione.

Questo insediamento rappresenta innanzitutto l’intenzionalità da parte del Comune di Napoli di avviare un processo di valorizzazione dello spazio in vista di una maggior vivibilità dello stesso per gli abitanti del quartiere, in particolare per la popolazione giovane. In secondo luogo è indicativo rispetto alle caratteristiche di questo servizio, e delle sue strategie d’intervento:

È un’istituzione border-line che punta da una parte ad allargare la partecipazione della società nella progettazione degli interventi, dall’altra ad aprire le porte dell’Istituzione alla cittadinanza…provare a forzare limiti e barriere tra Istituzione e cittadinanza, che noi come centro proviamo a fare; spesso è difficile per gli interlocutori capire di cosa si tratta quando si parla del centro Eta Beta, difficile credere che sia una struttura del Comune e non una associazione. Questa è la nostra forza, non perché ci sia un desiderio di mimetizzazione, ma perché evidentemente sappiamo utilizzare linguaggi e metodologie vissuti dalla società come vicini a sé, non come l’Istituzione che nell’immaginario e nella pratica rimane nel palazzo e che più che un interlocutore è un avversario.” Fulvio De Ruggiero

Il primo intervento del Centro Eta Beta finalizzato alla riqualificazione estetica e sociale della struttura ospitante, si è concretizzato in un programma di recupero artistico degli ambienti interni delle scale mobili attraverso la realizzazione ed installazione di una serie di pannelli decorativi che rappresentano la scansione della Divina Commedia in Inferno, Purgatorio e Paradiso.

Questo progetto, “Ventagl…ieri, oggi e domani” messo in opera dalla compagine operativa del progetto “Arcobaleno” con la collaborazione delle agenzie sociali e civili presenti sul territorio e dei ragazzi del quartiere, rappresenta l’inizio di una collaborazione locale e l’intenzione di attuare un lavoro di rete finalizzato a riqualificare il territorio, di cui il Coordinamento è prodotto e strumento. L’apertura del servizio comunale alla partecipazione democratica delle agenzie sociali, società civile attiva e realtà autogestite rappresenta il riconoscimento della presenza sul territorio di forti soggettività, storicamente radicate, e l’inizio di una gestione sociale del luogo, stabile e continuativa, attraverso uno scambio propulsivo con le sue realtà preesistenti.

Il Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri - Nel novembre 2005, gruppi, associazioni e singoli cittadini si ritrovano intorno all’idea-progetto di Parco Sociale, e danno vita al Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri: l’idea nasce proprio dalla precisa determinazione di “prendersi cura”, insieme, delle persone e dei luoghi, attraverso la “promozione delle fondamentali e positive relazioni sociali” (come viene scritto nel Documento fondativo). Il Parco Ventaglieri, secondo le intenzioni dei promotori, deve diventare luogo di incontro e di sperimentazione per persone non considerate né nella loro veste di utenti di un servizio, né di membri privilegiati di una community, né tantomeno di consumatori acritici. Il parco diventa un Parco Sociale, il luogo della mixitè sociale, culturale e generazionale anche, in cui costruire nuovi legami di amicizia e di vita; uno “spazio pubblico” appunto, e non soltanto per il suo assetto proprietario, ma perché in quella sede viene proposto un nuovo modo di concepire e costruire i luoghi della città, in cui l’abitante del luogo diventa un soggetto attivo che esprime e fa valere il diritto alla città, il diritto non solo a fruire dei servizi che la città offre, ma soprattutto “a partecipare al governo della città, ad esprimere, orientare, verificare, correggere le azioni di chi è preposto all’amministrazione ed i loro risultati” (Edoardo Salzano_La città bene comune).

Il Parco Ventaglieri in questi anni è diventato il luogo in cui si convocano periodicamente assemblee pubbliche aperte a tutta la cittadinanza, per discutere sui problemi del quartiere e della città (rifiuti, trasporti, violenza sulle donne, regolamento dei parchi cittadini); dove si tengono a cadenza mensile le “Piazze dell’economia solidale” in cui, oltre a vendersi prodotti biologici a km.Zero, si organizzano gruppi di acquisto solidale (Gas), si discute di consumo critico e di possibili modi alternativi di concepire lo sviluppo e i rapporti economici. Durante l’anno si organizzano feste, spettacoli teatrali per bambini, concerti, readings di poesia, laboratori e parate di Carnevale e gruppi di mamme vivono in modo condiviso e allargato la propria genitorialità, organizzando laboratori e momenti di intrattenimento per tutti i bambini che frequentano il parco. I bambini delle “Educative territoriali” condividono con tutti gli altri giochi, laboratori ed educatori.

In tutti questi anni il Parco Ventaglieri è stato il teatro di una dialettica spesso polemica e mai pacificata tra Amministrazione e gruppi di cittadini. L'Amministrazione, nelle sue varie forme, solo in determinate circostanze è riuscita a cogliere il carattere innovativo delle esperienze di protagonismo dal basso che si andavano sperimentando, come nel caso dell'organizzazione del laboratorio sperimentale di progettazione partecipata e autocostruzione di due giochi per bambini installati poi in due aiuole nel parco, condiviso con la II Municipalità. Deludente invece l'esperienza del Comitato di gestione del Parco, istituito nel 2006, di cui erano parte l'Assessorato ai Parchi e giardini, la II Municipalità, i Servizi comunali interessati e il Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri con il comune obiettivo di “tenere insieme la gestione dei luoghi e quella delle attività sociali e culturali che si svolgono nel Parco”. Nella nostra città purtoppo la parola “partecipazione” assume la forma di una meritoria intenzione che stenta però a concretizzarsi in precisi meccanismi comunicativi e procedurali che stentano a funzionare perché il più delle volte vengono a confliggere con l'organizzazione burocratica della macchina comunale spesso restia all'innovazione: il fallimento del Comitato di gestione nasce in primo luogo dall'incapacità da parte dell'Amministrazione di garantire una gestione quotidiana e ordinaria dell'esistente.

Altro momento di criticità del Coordinamento è intervenuto quando alcune associazioni presenti nel Coordinamento hanno preferito continuare la loro azione individualmente incrinando quell'unità di intenti tra tutte le forze che operavano per il parco; momento di criticità in parte compensato dall'ingresso nel Coordinamento di altre realtà associative e di movimento.

I risultati ottenuti in questi anni sono individuabili in primo luogo nella creazione di una vasta rete di “capitale sociale” che si è innervato nel parco e che ultimamente si va estendendo anche al di là della realtà locale di quartiere, con il coinvolgimento di altri soggetti (Piazze dell'economia solidale). Il Coordinamento ha proposto tra l'altro a comitati e associazioni napoletane di lavorare ad un progetto di “Regolamento dei parchi pubblici cittadini” estendendo la sua azione ad un ambito sempre più cittadino.

L'azione del Coordinamento ha poi sicuramente contribuito alla decisione da parte dell'Amministrazione di procedere ai lavori di ristrutturazione del Parco e delle Scale mobili. Lavori “controversi” in cui l'Amministrazione ha accettato solo alcuni suggerimenti provenienti dal Coordinamento e che, come spesso capita, si sono dilungati negli anni e che ancora non sono conclusi.

Attualmente fanno parte del Coordinamento singoli cittadini del quartiere insieme al  Centro Eta Beta, il Forum Tarsia, i LET della Fabozzi, Mammamà.

 

 
     

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