home  |  il parco ventaglieri  |  come raggiungerlo  |  mappa  |   storia del parco sociale  |  le cose fatte e dette  |   pratiche participative

tavolo di gestione  |   teatro nel verde  |  il carnevale a montesanto  |  le piazze dell'economia solidale  |  la cittadella dei bambini | video  |  link  |  contatti

         
     
   

 

la realtà della partecipazione in italia

 
 

 

 
 

 

Un interessante saggio di Raul Pont sulla realtà della partecipazione in Italia da La democrazia partecipativa, Edizioni Alegre, Roma, 2005

 

 

 Condividi

 
 
 

 

 

Grottammare: capitale italiana della partecipazione

L’originale esperienza di Grottammare
L’esperienza più antica di sperimentazione e applicazione del Bilancio Partecipativo in Italia è rappresentata dal Comune di Grottammare, che ha avviato per la prima volta il processo nel 1994, dopo la vittoria alle elezioni comunali del movimento “Solidarietà e Partecipazione” e l’elezione a sindaco di Massimo Rossi . Grottammare è una cittadina di 14mila abitanti in provincia di Ascoli Piceno, centro turistico e balneare, caratteristico per l’enorme numero di splendide palme che lo abbelliscono. Il territorio comunale è articolato in due nuclei urbani, uno situato lungo la costa del mare, l’altro su un colle a 126 metri sul livello del mare, dove si trova il centro storico.
Dieci anni di esperienza di partecipazione hanno portato a una vera e propria trasformazione della fisionomia della cittadina, la cui manifestazione più visibile è la riqualificazione di un centro storico un tempo abbandonato a se stesso. Nel campo edilizio e dell’urbanistica, uno dei primi atti dell’Amministrazione, dopo le elezioni del 1994, è consistito nel dar vita a un processo partecipato di definizione del nuovo Piano Regolatore, che ha bloccato l’espansione edilizia, privilegiando la riqualificazione degli edifici già esistenti e mettendo al centro la tutela e la valorizzazione del patrimonio ambientale della cittadina.
La riqualificazione del centro storico non si è tramutata nella creazione del solito “salotto” cittadino, da cui espellere progressivamente i ceti più popolari. Uno degli attuali progetti di intervento dell’Amministrazione consiste, infatti, nella ristrutturazione, in pieno centro, di un edificio che verrà adibito a case popolari. Nel corso degli anni l’esperienza di partecipazione non si è mai interrotta e ha rappresentato la cifra fondamentale del governo della città. Il Bilancio Partecipativo a Grottammare si inserisce nell’ambito di un più ampio progetto di innovazione dell’amministrazione pubblica: «Un progetto che non intende subordinare alla rincorsa del massimo profitto e della più esasperata “competitività”, il diritto di tutti i cittadini di decidere sull’uso delle risorse collettive al fine perseguire, ora e nel futuro, l’universalità dei diritti sociali».

Le cifre del Bilancio Partecipativo
A Grottammare, l’applicazione del Bilancio Partecipativo si è accompagnata a una coerente politica di reperimento delle risorse finanziarie da investire nella spesa pubblica. Dal punto di vista tributario le entrate sono passate dai 3.273.000 euro del 1995 ai 5.916.000 euro del 2002 con un incremento dell’80 per cento. In particolare è stata resa progressiva la tassa sugli immobili, con aliquote differenziate, ed è stata prevista una penalizzazione per i proprietari che lasciano sfitti o inutilizzati gli immobili di loro proprietà. È stata aperta una farmacia comunale che da sola ha un fatturato di oltre 1.500.000 euro e sono state in generale incrementate le entrate extratributarie, passate da 550.000 euro a 3.244.000 euro con un incremento del 490 per cento. La capacità di reperimento delle risorse, con una politica di più equa ridistribuzione del reddito e di attivazione di servizi pubblici funzionanti e in attivo, ha consentito all’Amministrazione di far fronte allo scarso trasferimento di fondi dallo Stato e dalla Regione. Dal 1995 al 2002 i trasferimenti di fondi sono passati da 2.050.000 euro a 2.135.000 euro con un incremento di appena il 4 per cento. In questo modo la spesa pubblica complessiva è potuta passare da 5.873.000 euro del 1995 a 11.553.000 euro del 2002 con un incremento del 97 per cento. In particolare la spesa per i servizi sociali è passata da 362.000 euro a circa 1.545.000 euro, con un incremento del 327 per cento, grazie alla realizzazione di centri sociali per gli anziani, ludoteche, centri di aggregazione giovanile, centri diurni per disabili, servizi decentrati e domiciliari per ogni tipo di domanda sociale.
La spesa per le iniziative culturali, quelle di accoglienza e promozione turistica e per lo sport è passata da circa 351.000 euro a circa 575.000 euro, con un incremento del 64 per cento, mentre quella per la gestione dei rifiuti, le manutenzioni urbane ed ambientali da 1.780.000 a circa 2.400.000 euro, con un incremento del 35 per cento. A questi dati vanno aggiunti anche gli investimenti per la realizzazione di opere di edilizia urbana, dalla riqualificazione del centro storico e dei diversi quartieri, alla ristrutturazione degli edifici scolastici e pubblici, alla realizzazione di piste ciclabili, finanziati attraverso l’attivazione di mutui o l’acquisizione di fondi specifici da parte dell’Ue, dello Stato e della Regione.
Questi dati consentono di affermare che l’applicazione del Bilancio Partecipativo a Grottammare si è accompagnata a una vera e propria inversione di rotta delle priorità del governo cittadino, in direzione delle politiche sociali, della qualità della vita, di un tessuto urbano sostenibile e della promozione di iniziative e attività culturali e giovanili, legate anche al recupero del patrimonio storico della cittadina.

Un processo aperto e in continua discussione


Le diverse amministrazioni di Grottammare hanno compiuto in questi anni la scelta di non definire istituzionalmente il processo del Bilancio Partecipativo, modificando lo Statuto Comunale e stabilendo modalità e criteri rigidi di partecipazione. L’unica normativa vigente è un regolamento generale predisposto dall’Assessorato alla Partecipazione, che viene di volta in volta modificato nel corso del processo partecipativo, a seconda delle esigenze che emergono nel vivo dell’esperienza concreta. La struttura del ciclo del Bilancio Partecipativo è andata, dunque, via via definendosi nel corso degli anni, attraverso successivi aggiustamenti e modifiche, che hanno portato alla definizione di alcune procedure più stabili.
L’elemento centrale del processo è stato da sempre rappresentato dalle sei assemblee di zona, che si riunivano due volte l’anno: la prima volta, in autunno, per programmare gli interventi e la seconda, in primavera, per operare una verifica. Per quanto riguarda lo svolgimento delle assemblee, al ricorso al voto è stato preferito uno sviluppo della discussione sui bisogni che portasse a sintesi conclusive regolarmente verbalizzate. In generale, le assemblee non sono state concepite come istanze in cui i cittadini erano chiamati a esprimere un voto o una preferenza su griglie di possibilità già definite. Al contrario, è stata privilegiata la dinamica di discussione e confronto tra idee e proposte diverse, sperimentando una partecipazione che fosse un processo collettivo e dialettico di assunzione delle decisioni. Accanto alle assemblee si sono formati, inoltre, dei comitati spontanei di cittadini che hanno svolto un ruolo di facilitazione del processo.
Nel 2003 le procedure hanno subito una significativa trasformazione, con una maggiore formalizzazione del meccanismo. È stata modificata la natura delle assemblee ed è stata introdotta la votazione formale delle priorità da inserire nel bilancio. Le tornate di assemblee di zona sono rimaste due, ma con una funzione diversa. La prima è dedicata all’emersione dei bisogni: nelle assemblee vengono avanzate proposte, suggerimenti, indicate delle priorità, sia per il quartiere sia per l’intera cittadina. Oltre alla partecipazione alle assemblee, i cittadini possono far pervenire le loro proposte o rivendicazioni attraverso lettere, riunioni con l’Amministrazione, e-mail ecc. In questa prima fase, gli uffici comunali si occupano di rielaborare le proposte ricevute, suddividendole per categorie e analizzandone la fattibilità e il costo. Nella seconda tornata di assemblee i cittadini sono chiamati a valutare le diverse proposte e a stabilire l’ordine di priorità attraverso il voto. L’Amministrazione Comunale, che partecipa agli incontri tramite il Sindaco e l’Assessore alla Partecipazione, si impegna a rispettare le priorità definite dalla popolazione. Per quanto riguarda gli interventi di quartiere l’Amministrazione si impegna a realizzare entro l’anno la prima delle priorità indicate per ogni quartiere, gli interventi di carattere cittadino vengono invece inseriti nella programmazione dell’attività dell’Amministrazione, con l’impegno della loro realizzazione nel minor tempo possibile.

I dati della partecipazione
Nel corso degli anni, la media della partecipazione a ogni assemblea è stata circa di 50 persone; questo dato non è stato ovviamente costante, ma ha subito oscillazioni dovute a una complessità di fattori. La definizione più chiara sia della nuova strutturazione del processo di partecipazione, sia degli impegni e dei vincoli assunti dagli organismi istituzionali rispetto alle priorità decise dai cittadini è stata finalizzata a fronteggiare i rischi di delega e di passivizzazione che si stavano insinuando e, dunque, ad ampliare i margini di potere non delegato ed esercitato in forma diretta dalla popolazione. Il dato della partecipazione al ciclo 2003/2004 è controverso. Se alla prima tornata di assemblee di zona, conclusasi il 26 novembre 2003, hanno preso parte oltre 250 cittadini, alla seconda tornata nel gennaio 2004, si è registrato un considerevole calo di partecipazione, a 150 cittadini. L’Amministrazione attribuisce alla cadenza eccessivamente ravvicinata e a carenze di comunicazione e pubblicizzazione delle riunioni, oltre che al carattere sperimentale delle nuove procedure, la ragione di questa discrepanza tra una tornata e l’altra.

II “Municipio ribelle”: la partecipazione nell’XI Municipio di Roma

Il decentramento attuato nella città di Roma a partire dal 2001 ha dotato i Municipi di una certa autonomia e di alcune competenze specifiche. Ai Municipi spetta la gestione dei servizi sociali, scolastici, culturali, sportivi e demografici. Hanno, inoltre, competenze per quanto riguarda le attività di manutenzione urbana, l’edilizia privata di interesse locale e i settori dell’artigianato e del commercio. Questa relativa autonomia ha consentito al Municipio Roma XI di provare a sperimentare il Bilancio Partecipativo come strumento per una gestione trasparente e partecipata della cosa pubblica.
L’XI Municipio di Roma contiene circa il 5 per cento della popolazione totale del Comune di Roma: 138.949 residenti. Si estende su un territorio piuttosto vasto ed eterogeneo, con quartieri “storici” e dotati di un tessuto sociale consolidato e quartieri che soffrono di una forte disgregazione sociale e di uno scarso senso di identità. Per queste sue caratteristiche, il Municipio può essere paragonato a una città di discrete dimensioni. Ed effettivamente, il processo di partecipazione alla definizione del bilancio presenta qui tutta la complessità che esso avrebbe in una vera e propria cittadina.
L’esperienza del Bilancio Partecipativo ha preso avvio a partire dal 2003, grazie all’impegno in questo senso del Presidente del Municipio e di una Giunta caratterizzata da una forte vicinanza ai movimenti sociali.

Il ciclo del Bilancio Partecipativo
Il processo di partecipazione è regolamentato attraverso una Memoria di Giunta e un Regolamento delle Assemblee Territoriali, che definiscono le tappe del ciclo del Bilancio Partecipativo e le modalità della partecipazione. Il Municipio è stato diviso in otto aree, in ognuna delle quali si è istituita un’assemblea territoriale. Le assemblee territoriali sono l’istanza fondamentale di discussione e partecipazione dei cittadini. Il primo compito delle assemblee territoriali è l’elezione dei portavoce, uno ogni quindici partecipanti alle assemblee. La funzione dei portavoce è di coordinare e facilitare i lavori delle assemblee e dei gruppi di lavoro. I portavoce rimangono in carica un anno, possono essere revocati dalle assemblee in qualsiasi momento e non possono essere rieletti l’anno successivo. Queste norme sull’elezione dei portavoce, che potrebbero sembrare sin troppo rigide, sono funzionali a evitare il reiterarsi di un meccanismo di delega. Impediscono, infatti, la definizione e la cristallizzazione di “capipopolo”.
Il ciclo si divide in due fasi. Nell’esperienza del 2003, la prima fase si è svolta dal mese di maggio al mese di luglio e ha previsto tre momenti successivi:
- in ognuna delle zone territoriali si è tenuta l’assemblea di avvio, finalizzata alla socializzazione delle informazioni riguardanti i contenuti del processo e le sue modalità di funzionamento;
- successivamente si sono svolte te assemblee per l’elezione dei delegati e la costituzione degli otto Consigli popolari di quartiere (Cpq), formati dai delegati eletti;
- infine, l’assemblea congiunta dei CPQ.
Questa prima fase rappresenta il momento dell’emersione del bisogno e dell’individuazione formale delle priorità per ogni zona, rispetto alle quattro aree di intervento definite dal regolamento: Lavori Pubblici, Mobilità, Viabilità e Spazi Verdi. La seconda fase riguarda il mese di settembre e si compone, da un lato, delle riunioni tra lo staff del Bilancio Partecipativo dell’Amministrazione e i Cpq per valutare la fattibilità tecnica delle priorità emerse e la loro rielaborazione, dall’altro delle assemblee per l’approvazione delle priorità così ridefinite.
Se ci si basa sui bilanci passati, le quattro aree individuate dal regolamento compongono insieme circa il 20 per cento del Bilancio del Municipio.
Può succedere che le priorità individuate dalle assemblee travalichino le competenze amministrative del Municipio, che, pur con il decentramento, rimangono limitate. In questo caso le priorità definite vengono comunque assunte dall’Amministrazione, che si impegna a presentarle come istanze presso i livelli amministrativi competenti.

Un bilancio del Bilancio
Nel Report n.l del Bilancio Partecipativo sono contenute delle interessanti valutazioni rispetto alle criticità del processo e al problema rappresentato dalle modalità di comunicazione e informazione ai cittadini.
Alle Assemblee per l’elezione dei Delegati hanno partecipato complessivamente 978 persone, il che ha portato all’elezione di 70 delegati. Il primo elemento di riflessione è costituito dalla «partecipazione fluttuante e da un certo turn over» riscontrato nelle assemblee successive. In particolare, uno degli elementi di difficoltà è rappresentato dal persistere di una cultura della delega. In alcune zone questo ha portato a una asimmetria tra la partecipazione alla prima assemblea, finalizzata all’elezione dei portavoce, e la partecipazione alle assemblee successive e ai gruppi di lavoro. Dal punto di vista qualitativo e quantitativo della partecipazione le otto zone hanno presentato, inoltre, significative differenze. Il processo partecipativo, infatti, ha dovuto innestarsi su contesti e tessuti sociali precedenti con differenti livelli di complessità, avendo dunque un impatto differente a seconda delle zone. Si tratta di elementi che costituiscono un momento necessario di riflessione, nella misura in cui l’avvio di processi partecipativi nei singoli territori non può limitarsi a essere una meccanica riproduzione mimetica dell’esperienza brasiliana di Porto Alegre.
Delle priorità emerse nella prima fase del ciclo del Bilancio Partecipativo, quattro sono state inserite nel piano delle Opere Pubbliche 2004/2006, mentre le altre sono state fatte oggetto di una memoria/emendamento.
A partire dai risultati della prima sperimentazione è attualmente in corso una riflessione degli amministratori del Municipio sulle modalità per un allargamento e un maggiore approfondimento del processo. L’obiettivo è sperimentare un rinnovamento delle forme della democrazia che vada oltre un semplice “buon governo” attraverso forme di gestione trasparente e partecipata delle istituzioni. Il contesto in cui vuole collocarsi l’esperienza del Municipio Roma XI è quello del più generale “Movimento dei movimenti”: «Insomma solo in questo modo si può camminare a fianco del movimento per un altro mondo possibile pur stando al governo di un Municipio».

Pieve Alegre: la partecipazione a Pieve Emanuele

Pieve Emanuele è una cittadina di 16.543 abitanti situata in provincia di Milano. Le elezioni amministrative del 26 maggio del 2002 sono state vinte da una coalizione composta da Ds, Verdi e Rifondazione Comunista, che nel proprio programma elettorale conteneva, tra i punti qualificanti, l’applicazione del Bilancio Partecipativo. A partire dal novembre del 2002 ha avuto inizio l’esperimento di partecipazione, che ha portato alla definizione di un nuovo Statuto del Comune, contenente un’intera sezione dedicata all’istituzione delle diverse forme di partecipazione, tra cui il Bilancio Partecipativo.

Le basi legali del processo
La giunta e il Consiglio Comunale di Pieve Emanuele hanno deciso di regolamentare legalmente l’intero processo, integrando lo Statuto Comunale con il Titolo VI, dedicato alle forme della partecipazione. Oltre al Bilancio Partecipativo vero e proprio, lo Statuto contempla altre modalità partecipative, come i Comitati di quartiere, le Consulte e i Forum (istituiti e regolamentati dal Consiglio Comunale), forme di consultazione della popolazione attraverso i Forum di cittadini e i questionari, e, infine, la possibilità di presentare istanze, petizioni, proposte e di tenere referendum abrogativi, consultivi e propositivi. La partecipazione è aperta ai cittadini iscritti nelle liste elettorali del Comune, ai residenti minorenni (a partire dai sedici anni), agli apolidi e agli stranieri registrati da almeno tre anni all’anagrafe e a coloro che, pur non risiedendo nel Comune di Pieve Emanuele, vi svolgono la propria attività lavorativa.
Per quanto riguarda il Bilancio Partecipativo, lo Statuto stabilisce che le priorità del Bilancio di Previsione siano determinate dalle assemblee di quartiere e che il Consiglio Comunale sia tenuto a garantirne l’applicazione. Spetta al Consiglio Comunale definire le linee guida, all’interno delle quali le assemblee di quartiere sono chiamate a individuare le priorità di investimento e a indicare le quote di bilancio relative alle linee guida. Il Consiglio Comunale deve, inoltre, suggerire alle assemblee indicazioni riguardanti i diversi settori di intervento su cui esse devono esprimersi. Per il resto, lo Statuto rinvia a un apposito Regolamento, anch’esso votato dal Consiglio Comunale. Questo definisce le modalità di funzionamento e di svolgimento della partecipazione al bilancio. Sono previsti quattro elementi portanti: 1) Il ciclo del Bilancio Partecipativo; questo si struttura in tre fasi: a) l’emersione del bisogno (marzo-luglio), b) la costruzione del piano operativo di risposta (settembre-dicembre) c) il consuntivo (gennaio-febbraio).
2) Le assemblee di quartiere: sono sei assemblee, una per ogni quartiere della cittadina. Possono essere convocate dall’Assessorato alla Partecipazione o dall’uno per cento dei residenti nel quartiere, ma devono in ogni caso riunirsi almeno due volte all’anno, in primavera e in autunno. L’assemblea di quartiere è valida se vi prende parte almeno il tre per cento dei residenti, altrimenti ha comunque un valore consultivo. È presieduta dal Sindaco o dall’Assessore alla Partecipazione.
3) L’assemblea municipale: è l’ambito consuntivo.
4) I tavoli di progettazione partecipata, che rappresentano gli ambiti operativi di costruzione delle risposte.
Il Regolamento viene sottoposto a discussione e revisione al termine di ogni ciclo.

I risultati della partecipazione
Alle prime assemblee di quartiere, nel novembre del 2002, hanno preso parte 57 cittadini. Grazie a un lavoro più capillare di pubblicizzazione nei diversi quartieri, questo numero ha subito un notevole incremento nelle assemblee del giugno del 2003, che hanno visto la partecipazione di 150 cittadini regolarmente registrati (ma probabilmente 200, se si contano anche quelli che non hanno compilato le griglie per la definizione delle priorità). La fascia d’età largamente maggioritaria è stata quella compresa tra i 35 e i 65 anni, con una scarsa partecipazione dei settori giovanili e in particolari studenteschi. Per quanto riguarda la presenza delle donne, è stata pari al 26 per cento del totale a novembre e al 30 per cento a giugno, rimanendo, dunque, ben al di sotto della metà dei partecipanti.
A novembre sono state individuate quattro macroaree di bisogno, all’interno delle quali definire le priorità: Ambiente, Cultura, Lavori Pubblici e Servizi Sociali. Tuttavia, sia le assemblee di novembre che quelle di giugno hanno individuato delle priorità (di quartiere e cittadine) solo per i settori dell’Ambiente e dei Lavori Pubblici, con una netta prevalenza delle problematiche e degli interventi relativi alla mobilità e al trasporto collettivo (costruzione di una stazione Fs, per il collegamento con Milano, creazione di una rete di collegamento tra il centro e i quartieri più periferici, realizzazione di una metro leggera). I Servizi Sociali e la Cultura sono stati ricompresi, invece, nei progetti pilota: tra gli altri la creazione di una Banca del Tempo (finalizzata alla messa a disposizione di un certo quantitativo di ore destinate a interventi e azioni utili alla collettività da parte di ogni cittadino), un progetto per la consegna di farmaci a domicilio e uno per la ristrutturazione e il recupero di un casale da destinare soprattutto ad attività giovanili.
Le priorità emerse in questo turno di assemblee, dopo la valutazione tecnica di fattibilità, sono state sistematizzate, corredate da schede di approfondimento con tutte le informazioni e le valutazioni raccolte, e nuovamente sottoposte alla discussione e al voto dei cittadini, nelle assemblee che si sono svolte nel dicembre del 2003. Contrariamente a giugno, si sono svolti soltanto tre incontri plenari, anziché un’assemblea per quartiere. Alla consultazione diretta è stata affiancata anche quella indiretta, tramite internet. Il totale dei questionari raccolti, contenenti le. indicazioni di preferenza per le diverse priorità individuate, è stato di 164, di cui il 32 per cento tramite compilazione indiretta e il 68 per cento in assemblea.

Una esperienza tutta da costruire


Al di là della bassa partecipazione ai diversi appuntamenti per la definizione partecipativa del Bilancio Comunale i passi sinora fatti dall’Amministrazione Comunale sembrano andare nella direzione di un autentico tentativo di applicazione del Bilancio Partecipativo. La scarsa partecipazione è, inoltre, fisiologica in una fase iniziale di sperimentazione del processo e in una cittadina in cui è molto alta la percentuale di lavoratori pendolari con attività lavorativa a Milano. Lo stesso obiettivo che gli amministratori si sono prefissi per le plenarie del dicembre 2003, e cioè la determinazione di almeno il 33 per cento del Bilancio attraverso la partecipazione dei cittadini, è un segno eloquente della volontà che anima la Giunta di Pieve Emanuele. E in questo senso va sia l’aver definito un ciclo articolato, che consente l’emersione dei bisogni e la costruzione partecipata di una risposta ai bisogni stessi, aprendo così uno spazio per l’acquisizione di un senso diverso di cittadinanza, sia il carattere non meramente consultivo, ma vincolante, della definizione delle priorità all’interno dei luoghi della partecipazione.
Tuttavia, la scelta di normare l’intero processo attraverso lo Statuto Comunale e il Regolamento approvato dal Consiglio Comunale, se pure è indice di una volontà di sperimentazione delle diverse forme della partecipazione, conferisce, però, al Consiglio Comunale e in generale agli organismi della democrazia rappresentativa una forte centralità anche all’interno del processo del Bilancio Partecipativo. In questo senso è indicativo anche il fatto che non è previsto un organismo eletto direttamente dai cittadini e deputato al Bilancio Partecipativo, come può esser il Consiglio del Bilancio Partecipativo di Porto Alegre. Questo, nei fatti, costituisce un contraltare al Consiglio Comunale e un esempio di organismo elettivo, ma basato su criteri differenti da quelli della democrazia rappresentativa. Queste caratteristiche della sperimentazione di Pieve Emanuele sono motivate dall’intento politico che anima l’esperienza. Come scrive Salvatore Amura, il rapporto tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta «va sempre concepito in divenire, come rapporto dialettico funzionale a un’unica sintesi che poi è la gestione finale delle risorse della comunità». Lungi dal mettere in crisi gli istituti della democrazia rappresentativa, la partecipazione, negli intenti degli amministratori di Pieve Emanuele, deve servire a colmare le sue lacune e carenze, avvicinando le istituzioni ai cittadini: “democratizzare radicalmente la democrazia”.

L’arcipelago delle esperienze di partecipazione

Vimercate
A Vimercate, cittadina della Provincia di Milano, l’Amministrazione comunale di centrosinistra ha avviato alcuni esperimenti di partecipazione, basati sulla creazione di Consulte di Quartiere e sull’istituzione delle settimane della partecipazione. Le Consulte di Quartiere sono organi istituzionali del decentramento, per i quali esiste un apposito regolamento comunale. I sette membri di ogni Consulta di Quartiere sono designati dal Consiglio Comunale e il loro compito è quello di collaborare con l’Amministrazione per facilitare e incentivare la partecipazione dei cittadini: convocare assemblee e momenti di incontro con i cittadini, sottoporre al Consiglio Comunale proposte di intervento e pareri, promuovere ricerche sul quartiere di pertinenza e sulle sue necessità. La vita delle Consulte di Quartiere è rigidamente strutturata e normata dal regolamento e prevede anche l’elezione di un Presidente di Consulta. Nei fatti, queste Consulte sono chiamate a svolgere una funzione di mediazione tra i momenti partecipativi veri e propri, le assemblee di quartiere, e l’Amministrazione comunale. Le assemblee di quartiere, aperte a tutti i cittadini residenti o domiciliati, ma valide solo in presenza di almeno venti elettori, sono convocate dai Presidenti delle Consulte almeno una volta l’anno. Possono essere convocate in altre occasioni da tre membri della consulta o da 50 cittadini residenti nel quartiere. A esse spetta la discussione e l’approvazione delle proposte e dei programmi posti all’ordine del giorno della convocazione.
Dal 15 al 26 settembre 2003 si è svolta la settimana della partecipazione, dedicata alla definizione delle scelte di bilancio del Comune. Tutti i cittadini dai 16 anni in su sono stati chiamati a esprimersi sulle scelte di bilancio, fornendo pareri sul documento di indirizzo predisposto dal Sindaco, discutendo gli indirizzi di bilancio e il piano delle opere e, infine, votando tramite un’apposita scheda. In questa scheda-voto è stata indicata una lista di opere pubbliche, a cui corrispondeva un punteggio in relazione al costo della realizzazione. Ogni cittadino aveva a disposizione un massimo di 10 punti da utilizzare, corrispondenti a circa 500mila euro. Le opere più gettonate sarebbero entrate a far parte del piano triennale delle opere pubbliche.
Il voto dei cittadini è stato raccolto sia nelle Assemblee di quartiere sia via telefono, mail o tramite il voto elettronico: su 385 votanti, hanno votato on-line 72 cittadini.
La maggior parte delle opere indicate dai cittadini riguardano la manutenzione stradale (pavimentazione dei marciapiedi, sistemazioni delle strade, ecc.), la creazione di piste ciclabili e percorsi pedonali e la manutenzione o l’ampliamento delle aree verdi.
Nell’ottobre del 2003 è stato creato un luogo di incontro tra i cittadini interessati alla partecipazione, in cui è possibile ricevere e scambiare dati e informazioni: “Spazio Città - servizi e partecipazione”.
Le caratteristiche dell’esperimento avviato, almeno sino alla fine del 2003, a Vimercate non consentono di parlare di una vera e propria partecipazione al bilancio, sebbene sia effettivamente in corso un tentativo di creazione di forme di partecipazione. Le Consulte di Quartiere sono degli organismi di emanazione del Consiglio Comunale e svolgono un ruolo istituzionale di coordinamento e mediazione tra cittadini e amministrazione. Parallelamente, non esistono organismi elettivi indipendenti dal Consiglio Comunale e rispondenti direttamente ai cittadini. La stessa modalità di definizione delle scelte di bilancio, concentrata in una settimana della partecipazione, orientata dalle proposte avanzate dal Sindaco e dalla Giunta, mostra un carattere più consultivo che realmente partecipativo. E in effetti, l’attenzione sembra essere posta più sull’allargamento delle possibilità di voto (sul sito, per e-mail, dislocando e moltiplicando territorialmente i luoghi in cui poter lasciare la scheda per il voto ecc.), che su una partecipazione a un processo lungo e complesso di discussione e di elaborazione dei bisogni, individuali e collettivi. Da questo punto di vista, l’equiparazione tra un voto mandato per e-mail e il voto di chi ha preso parte direttamente alla discussione delle proposte rischia di riproporre l’astrattezza formale della democrazia rappresentativa. Si limita, cioè, a moltiplicare temporalmente il numero delle occasioni in cui può realizzarsi una democrazia intesa come semplice espressione di un voto o di una preferenza.
Queste considerazioni non devono far dimenticare, tuttavia, il carattere pionieristico dell’esperimento realizzato nell’anno 2003. A conclusione dell’esperienza, l’Amministrazione ha avviato un percorso di riflessione sul metodo adoperato, per arrivare a definire un nuovo meccanismo per il prossimo bilancio partecipativo. Alla sua elaborazione saranno chiamati a partecipare le Consulte e altri soggetti, come associazioni, scuole, organizzazioni no profit e operatori del commercio.

Piacenza


La Giunta di centrosinistra più Rifondazione Comunista, che governa Piacenza dal 2002, si è impegnata a «coinvolgere preventivamente i cittadini sulle grandi decisioni importanti per la città attraverso il bilancio partecipativo».
A questo scopo è stato creato un Ufficio Partecipazione con la funzione di supportare l’attività del percorso partecipativo e sono stati approvati il Regolamento per l’esercizio dell’iniziativa popolare prevista dallo Statuto Comunale (16 giugno 2003) e il Regolamento delle consulte (9 giugno 2003). Il percorso partecipativo si basa soprattutto sulle Consulte, a cui non prendono parte i cittadini singoli, ma solo le associazioni e i gruppi organizzati. Infatti, è stato predisposto un Albo comunale delle forme associative, a cui .le associazioni che possiedono i requisiti necessari devono iscriversi per poter prendere parte alle Consulte. Le Consulte sono di natura tematica. Sono state individuate 8 aree tematiche: Ambiente e territorio, Mobilità, trasporti e pendolarismo, Attività sociali, educative, formative e sanitarie, Immigrazione e mondialità, Cultura, Sport, Giovani, Commercio e attività produttive. Le associazioni possono prendere parte al massimo a due Consulte su due settori differenti. La vita e il funzionamento delle Consulte sono rigidamente regolamentati. Ogni associazione deve indicare un membro effettivo della Consulta e un membro supplente, all’interno della Consulta vengono individuati il Coordinatore, due Coordinatori Supplenti e il Segretario verbalizzante, esistono norme precise per la sostituzione dei membri che ne fanno parte. Tutte le norme sono determinate dal Consiglio Comunale, che approva il Regolamento apposito.
La funzione delle Consulte è, come espresso dal nome, di natura consultiva. Esprimono pareri sulle proposte che vengono loro sottoposte dalla Giunta o dal Consiglio Comunale, formulano proposte e osservazioni cui il Consiglio Comunale deve dare risposta, promuovono incontri e dibattiti. Per quanto riguarda il Bilancio Comunale, la Giunta trasmette alle Consulte la bozza dello schema di Bilancio ed esse devono dare un parere entro 20 giorni.
Il regolamento e la costituzione delle Consulte sono il risultato di due assemblee plenarie, cui hanno preso parte le diverse forme associative, che si sono svolte il 22 gennaio 2003 e il 22 febbraio 2003. Oltre alle Consulte è stato individuato un ulteriore strumento di partecipazione, rappresentato dai Referendum comunali.
Infine, nell’ottica del decentramento, verrà affidato un nuovo ruolo ai Consigli Circoscrizionali, che dovranno farsi promotori dei percorsi di partecipazione: proporre e sviluppare la consultazione dei cittadini e individuare strumenti e metodi che attivino la democrazia partecipativa.
Il carattere degli strumenti normativi adottati dal Comune di Piacenza non consente, per l’anno 2003, di parlare di una sperimentazione del Bilancio Partecipativo. La costituzione delle Consulte più che andare nella direzione dell’attivazione di un ciclo del Bilancio Partecipativo, mostra solo una volontà di consultazione della popolazione organizzata. In questo senso l’esperienza di Piacenza si colloca più nel contesto di un meccanismo di lobbyng, in cui le varie forme associative possono esprimere pareri ed esercitare delle forme di pressione, che nel quadro di un’attivazione di forme partecipative di discussione del Bilancio e delle politiche quella città.

Monterotondo


A Monterotondo, cittadina in provincia di Roma, sono in corso attualmente delle sperimentazioni di partecipazione in diversi settori. In particolare la progettazione della “Passeggiata di Monterotondo” è stata concepita come esperimento di progettazione urbanistica partecipata. Sono stati organizzati dei Laboratori Scolastici per consentire e incentivare un protagonismo dei bambini e dei ragazzi. Tra giugno e ottobre 2003 si è dato vita a 5 incontri dei cosiddetti “Laboratori cittadini”, aperti a tutti e condotti da esperti affiancati dai progettisti incaricati e dai rappresentanti dell’Amministrazione. All’interno di questi incontri sono stati elaborati dei materiali tradotti in un progetto tecnico di massima, base del successivo progetto cantierabile. Oltre agli incontri si è deciso anche di somministrare un questionario: sono stati raccolti 900 questionari.
Recentemente è stato approvato anche il Piano regolatore, che ha visto una parziale consultazione della popolazione: mediante lo Sportello Urbanistico sono stati coinvolti circa 250 cittadini.
Se la “Passeggiata di Montorotondo” è stato il primo esercizio di partecipazione, il Contratto di Quartiere dello Scalo ha rappresentato l’“Esercizio di Democrazia n. 2”. Il Comune, infatti, ha deciso di partecipare al Bando dei Contratti di Quartiere II per la riqualificazione di quartieri degradati attraverso interventi di urbanistica, sociali e rivolti all’occupazione, e di provare a sperimentare per l’occasione una progettazione partecipata insieme ai cittadini. A questo scopo è stata organizzata la prima assemblea cittadina, il 29 novembre 2003, in cui i progettisti e i rappresentanti dell’Amministrazione hanno presentato i diversi piani di intervento, raccogliendo segnalazioni e proposte dei cittadini attraverso apposite schede di partecipazione e la “lavagna delle idee”. Oltre all’assemblea hanno avuto luogo una serie di incontri tra gli architetti e i tecnici, da un lato, e i soggetti attivi nel territorio (associazioni, comitati, ecc.) e singoli cittadini dall’altro. Infine, è stato pubblicato un avviso pubblico che invitava i cittadini ad elaborare progetti e proposte in merito agli obiettivi e gli ambiti di intervento del contratto di quartiere. Questo processo ha portato al risultato di quattordici proposte progettuali aggiuntive.
Queste forme di partecipazione sono concepite dall’Amministrazione come un percorso in direzione dell’applicazione di un vero e proprio Bilancio Partecipativo.

  
 
     
   

 

 
     
     

home  | inizio pagina  | webmaster