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E’ difficile nascondere oggi i molteplici motivi che rendono sempre più problematica per l’opinione pubblica la condivisione dell’idea di democrazia rappresentativa, così come ci è stata consegnata dalle generazioni precedenti che, dopo il secondo conflitto mondiale, con notevoli sforzi, l’hanno ideata e costruita. Terminata l’epoca dei grandi partiti politici, che comunque hanno garantito il coinvolgimento nella “sfera pubblica” di grandi masse di cittadini, le elìtes politiche appaiono oggi sempre più distanti dal “sentire comune” della cittadinanza e, come si usa dire, sono divenute autoreferenziali: interessate prima di tutto alla riperpetuazione della propria condizione, piuttosto che alla risoluzione effettiva dei problemi del paese e al coinvolgimento dei cittadini nella “sfera pubblica”. Cresce la sfiducia nelle Istituzioni che spesso vengono sentite distanti e la politica stessa, più che essere praticata e vissuta come esperienza diretta, diventa anch’essa “spettacolo”, facendo assumere al cittadino un ruolo meramente passivo: in primo luogo spettatore ed elettore, piuttosto che attore e decisore, come vorrebbe una democrazia degna del suo nome. E’ possibile invertire questa deriva? E’ possibile recuperare il ruolo e la forza partecipativa della società civile, sperimentando forme di democrazia deliberativa in grado di riconsegnare, in determinati ambiti, lo scettro della sovranità alla pluralità dei cittadini? L’esperienza di gestione e progettazione partecipata che il Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri, tra mille difficoltà, sta tentando di costruire insieme alla II Municipalità e all’Assessorato all’Ambiente, si colloca in questa prospettiva: nostro obiettivo è quello di coinvolgere strati sempre più ampi di cittadinanza nella gestione di un luogo pubblico come il Parco Ventaglieri. Può essere utile a questo proposito allargare il discorso, per conoscere esperienze che si muovono sulla stessa lunghezza d’onda, approfondire i problemi che si frappongono alla costruzione di un percorso tanto “inattuale”, in una società che oggi sembra caratterizzarsi sempre più per la sua continua spoliticizzazione: parliamo di quelle “buone” pratiche di democrazia partecipativa e cittadinanza attiva che in questi ultimi anni si sono estese sempre più, in Italia e nel mondo, e che sembrano, con la loro sola presenza, criticare quel modello di “sovranità” che la modernità ci ha consegnato.
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