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GESTIONE PARTECIPATA E PARCO SOCIALE

Il caso Parco Ventaglieri nel quartiere Montesanto di Napoli

Si può fare della questione sociale una delle leve più significative del cambiamento della città e della sua area metropolitana? E' possibile al contempo stabilire una connessione produttiva tra le politiche sociali, le politiche urbane e le politiche di sviluppo,  assegnando alle prime una diversa collocazione nell'agenda e nei processi di governance urbana e metropolitana? Pensiamo che l'azione del Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri (CPSV) in quest'ultimo anno abbia cercato di dare una risposta positiva a queste domande, costruendo un piccolo ma rilevante “contributo creativo” proprio alla ricucitura di questi nessi. Il CPSV ha infatti portato avanti un progetto di intervento sociale con i giovani cosiddetti “a rischio” in un'area di marginalità e disagio socio-spaziale del centro storico di Napoli, legandolo a un'ipotesi di riqualificazione e sviluppo di uno spazio urbano degradato (il Parco Ventaglieri con le sue Scale mobili). Infine ha attivato politiche di  gestione partecipata, costruendo un modello di governance al cui interno coesistono il privato sociale, gli attori locali e la pubblica amministrazione.

In questo senso si può dire che si è cercato di riconvertire uno spazio di disfacimento in uno di rifacimento, innestando quelle trasformazioni socio-spaziali  oggi più che mai necessarie per la trasformazione positiva della nostra città.

 1. UN'IPOTESI DI SVILUPPO LOCALE ALLA PERIFERIA DEL CENTRO STORICO DI NAPOLI: IL PARCO SOCIALE  VENTAGLIERI.

Il Parco Ventaglieri è una struttura pubblica situata nel quartiere Montesanto della città di Napoli che si compone di spazi verdi, di un’area destinata a spazio attrezzato per il gioco e di un fabbricato che contiene un impianto di scale mobili che collega le aree all’aperto del parco. Il Parco, realizzato all’interno dell’operazione di ricostruzione post-sisma è stato originariamente concepito come parco – percorso, in grado di mettere in relazione zone urbane sia socialmente che economicamente diverse, ovvero il rione dei Ventaglieri, la salita Tarsia ed il C.so Vittorio Emanuele. Tale funzione del Parco risulta allo stato solo parzialmente espletata, sia per le condizioni di precario funzionamento dell’impianto di scale mobili realizzate (ora finalmente in riparazione!), sia per il mancato esproprio di alcune aree. 

Negli anni passati il Centro Sociale Damm (che ha occupato nel 1995 una palazzina immediatamente confinante con  l'area del Parco) e altre associazioni ambientaliste e di “cittadinanza attiva”, come il Forum Tarsia,  hanno portato avanti la loro battaglia per riqualificare uno dei pochi spazi verdi del centro cittadino, cercando soluzioni sempre nuove ai problemi che di volta in volta si presentavano, mentre l’Amministrazione spesso appariva restia a credere in un possibile ruolo del Parco nell’organizzazione della vita del quartiere. Il lavoro costante nel territorio e il profondo legame affettivo con il quartiere di Montesanto hanno permesso con il tempo l’aggregazione di tante persone intorno all’ipotesi di un progetto più ampio. L’Assessorato all’Ambiente ha raccolto a un certo punto questa sfida, destinando alcuni locali della palazzina, in cui si trovano le scale mobili del Parco, al Centro comunale Eta Beta e ad altre associazioni cittadine.  Si sono venute così a creare le condizioni perché la piccola galassia associativa presente in loco si mettesse “in rete” intorno a un’idea di Parco Sociale.

Il CPSV nasce così nel novembre 2005 dall'unione di centri comunali, associazioni di cittadinanza attiva, associazioni e cooperative  del “privato sociale”, corsi universitari, centri sociali, accomunati dall'intento di riqualificare l'area del  Parco Ventaglieri, dandogli una precisa caratterizzazione “sociale”. Sin dall'inizio  si è definito, oltre che  per la grande e “creativa” eterogeneità delle tipologie organizzative e culturali che vi sono coinvolte[1],  anche dalla precisa determinazione di “prendersi cura” – insieme - delle persone e dei luoghi, attraverso la “promozione delle fondamentali e positive relazioni sociali”. Si è infatti progettato la riappropriazione del Parco da parte della cittadinanza e  la riqualificazione dal basso di uno spazio urbano attraverso “buone pratiche” partecipative e condivise.

Vi è stato prima di tutto l'insediamento di un punto di riferimento stabile dedicato alla partecipazione e alla coprogettazione nella palazzina delle Scale mobili del Parco.

Si è ottenuto  di destinare una parte delle risorse stanziate per la ristrutturazione del Parco per un intervento “artistico” di riqualificazione degli spazi interni  inaugurando in questo modo una gestione condivisa anche delle decisioni tecniche.

Si sono poi organizzati  dei laboratori con i ragazzi del quartiere non inseriti nei progetti, creando un Centro di aggregazione giovanile.

Il Coordinamento proponeva immediatamente un suo contributo pratico allo sterile dibattito sulla microcriminalità giovanile: quegli stessi ragazzini che talvolta rendevano ai residenti problematico “il passaggio” delle scale mobili del Parco, sono stati coinvolti in attività ricreative, sportive ed educative, quali tornei di calcetto, laboratori didattici e artistici, giochi, innestando un possibile corto circuito virtuoso, in una pratica fattiva e discreta di educazione alla cittadinanza e alla legalità.

Nel frattempo partiva la riflessione e la discussione in merito alla destinazione d'uso degli spazi del Parco, alla possibilità di costruire momenti di progettazione partecipata con la gente del quartiere. Si ipotizzava il possibile coinvolgimento delle scuole e si lavorava alla programmazione di un calendario di attività ricco e articolato.

Per finire, si faceva sempre più concreta l'ipotesi di costruire un “Comitato di gestione” del Parco Ventaglieri che portasse allo stesso tavolo le Istituzioni ed i principali attori sociali.

2. LA GESTIONE PARTECIPATA DEL PARCO SOCIALE VENTAGLIERI: UN POSSIBILE MODELLO DI GOVERNANCE E DI SUSSIDIARIETA' ORIZZONTALE.

Recependo l'istanza nata all'interno del Coordinamento, un decreto sindacale del 18 aprile u.s. istituiva il “Comitato per il Coordinamento delle attività per l’utilizzo e la fruizione del complesso del Parco Ventaglieri” costituito dall’Assessore all'Ambiente, dal Presidente della II Municipalità, da tutti i servizi e società che hanno competenze nella gestione e nella manutenzione del Parco e dal “Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri”, con il comune obiettivo di tenere insieme la gestione dei luoghi e quella delle attività sociali e culturali che si svolgono nel Parco.

Si è dato così inizio ad un inedito esperimento di democrazia partecipativa, che nel suo prosieguo, secondo le intenzioni del CPSV,  si dovrà allargare a strati sempre più ampi di cittadinanza: si ha infatti la convinzione  che “l’utilizzo degli spazi pubblici da parte della cittadinanza può rivestire un importante ruolo nella soluzione dei conflitti e nell’educazione alla vita sociale”. Si è lavorato pertanto perchè nuove forme organizzative e nuovi strumenti partecipativi mettessero a lavoro collettività pubbliche, semi-pubbliche e attori privati, per rendere "performanti" e "ben informati" i processi decisionali. Il “Comitato di gestione” del Parco, per il momento ancora in fase di rodaggio, dovrà perciò mostrare nei prossimi mesi la sua effettiva capacità di dar vita ad effettivi processi decisionali, accogliendo la sfida di un allargamento progressivo delle forme della partecipazione[2]. Inutile nascondere che le maggiori resistenze ai temi della governance, determinati talvolta da consuetudini culturali e comportamentali, vengono proprio dalle Istituzioni e dai ceti politici che governano la città che spesso, pur affermandone a parole la necessità, all'atto pratico non sempre riescono a rendere l'amministrazione qualcosa di “aperto”, raccogliendo le esperienze locali, i bisogni particolari, le pratiche culturali e sociali provenienti dagli attori locali. Il più delle volte il rapporto con la cittadinanza avviene o su una spinta emergenziale o esclusivamente attraverso la mediazione dei partiti, e questo non sempre è un bene. Se vogliamo che la partecipazione non resti una parola vuota, bisogna costruire tutte le condizioni perché essa riesca effettivamente a funzionare: per fare questo c'è bisogno perciò di precisi meccanismi comunicativi e procedurali che il più delle volte stentano a funzionare perché vengono a confliggere con l'organizzazione burocratica della macchina comunale spesso restia all'innovazione.

 3. IL PARCO SOCIALE VENTAGLIERI: UN'ESPERIENZA  DI “ALTO VALORE CREATIVO E SIMBOLICO”.

Il CPSV, nonostante  difficoltà e ostacoli incontrate in vari ambiti,  è riuscito a ottenere alcuni significativi risultati:

  • Riqualificazione degli spazi delle scale mobili e trasformazione “cromatica” dell'interno dell'edificio con la messa in opera di 21 pannelli realizzati con i ragazzi del quartiere

  • Attivazione di: Centro di Aggregazione Giovanile

  • Laboratorio settimanale di teatro-circo per bambini

  • Carnevale del quartiere

  • Laboratorio di Educazione ambientale con il MIUR

  • Archivio dei materiali fin qui prodotti

  • Organizzazione di varie giornate-event

Si  è potenziata sempre più l'attività del Coordinamento e la riconoscibilità e la fiducia che sta conquistando presso la gente del quartiere: quest'anno le ore di lavoro con i ragazzi sono notevolmente aumentate e in tutti i giorni lavorativi è garantita una copertura pomeridiana.

Si fa più ampia inoltre l'attenzione delle televisioni, della stampa locale e nazionale e dell'Università,  che inizia a studiare l'esperienza con un interesse crescente.

Ma cresce soprattutto la progettualità e l'intenzione di ridisegnare gli spazi e i  luoghi in funzione di “buone pratiche” sociali. Cresce il desiderio di coinvolgere maggiormente nel processo gli abitanti del quartiere, da sempre poco inclini alla partecipazione a tematiche riguardanti i “beni comuni”. Cresce, e l’incontro di oggi lo dimostra, la necessità di confrontarsi su questi argomenti e provare a costruire insieme pratiche comuni e dialoganti.

Esistono tutte le possibilità, se le Amministrazioni vorranno credere pienamente in questa esperienza, perché l'idea di Parco Sociale divenga moltiplicatore di politiche sociali e culturali nelle nostre città.

 

[1]          Al  Coordinamento Parco Sociale Ventaglieri  aderiscono il Damm, il Forum Tarsia onlus, il Centro Comunale Eta Beta, il Progetto Sociale Chance,  il Progetto Laboratori Educativa Territoriale della Fondazione Fabozzi, le associazioni Giano Bifronte, Bereshit, Luigi Crisconio, La Nuova Immagine. il Trifoglio, le coop. sociale Aleph Service, il Corso di Riqualificazione Urbana dell’Università Federico II.

[2]   Sui rapporti tra Istituzioni e Coordinamento sono state svolte osservazioni interessanti in una tesi di ricerca  sull'esperienza in corso:“Se da un lato l’istituzione ha bisogno di ridefinirsi, riorganizzando le proprie risorse all’interno di un quadro di maggior efficienza, efficacia, responsabilità e rispondenza ai bisogni sociali, gli attori sociali dall’altro rivendicano il diritto di accesso all’istituzione, con l’obiettivo di dilatarne i confini fino a comprendere nel processo anche i soggetti maggiormente esclusi, esaltando e favorendo il protagonismo degli attori locali. Si tratta di un lavoro di connessione e ridefinizione di responsabilità e ruoli che il Coordinamento si promuove di agire, collocandosi come ponte e strumento per avviare un ravvicinamento tra istituzione e territorio e mediando la comunicazione tra queste due istanze”. Annalisa Messina, L'avvio di un esperimento di progettazione partecipata: il Parco Sociale Ventaglieri, Università degli Studi di Milano Bicocca, Master in Sviluppo locale e qualità sociale, Anno accademico 2005-2006

 

 
     
 

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